Selene o Lunatica
È bella e sfrontata la luna stasera: suprema banalità di poeta!
Sarà tutto quel suo stregonesco lucore, saranno le cruente battaglie planetarie che già da un po’ funestano il mio altrimenti pigro quadro astrale, sarà una qualche rara forma di attrazione, insomma: qualunque cosa sia, oggi mi si è cucito addosso quel certo guazzabuglio di umor nero che chiamano melanconia.
E allora penso alla figlia che non sono stata, alla madre che forse non sarò, al tempo che trascorre sul pelo del mio cane, a tutte quelle vite che ho sfiorato, costellazioni aperte di parentesi che poi, distrattamente, ho scordato di chiudere.
Conservo infiorescenze di strofe incompiute, rammarichi diversi e rabdomanti, cornici in bianco e nero e risonanze. Ricordi persi e poi recuperati, o refusi ancestrali, cimeli e altro ancora che non so.
Ma intanto, ecco, già mi faccio eco: riflesso del semantico valore dell’onomatopea in un sorriso.


novembre 4th, 2009 at 08:06
No, non è male, se ti commuove.
novembre 4th, 2009 at 09:53
già, non è male…un abbraccio
ps: bella casa tua (seppelliteci qui
)
gianni
novembre 5th, 2009 at 11:06
Per la fretta di concludere, avevo lasciato un finale incompiuto e assai poco convincente. Ora, dopo averci pensato su, ho trovato quello giusto e adeguato.
Grazie della lettura
novembre 8th, 2009 at 08:47
Sì, già questa versione è un inizio, ma non una fine: è sempre un giro di parole sulle parole per non finire a scavare.
La domanda che a volte mi faccio è: ma è “vendibile” lo scavo? E la risposta é: ma chi se ne frega di “vendere”?
Aspetto una fine, prima o poi, ma intanto questa svolta mi piace.