La scritta campeggiava enorme, gialla su fondo nero: “Ufficio Tempi Smarriti”.
Era stato chiamato per un colloquio di lavoro per un posto da addetto al recupero crediti ed era finalmente giunto a destinazione.
Si fermò un istante davanti all’austera porta nera: gli incuteva un po’ di soggezione, a dire la verità, ma il recupero era la sua specialità, non poteva sbagliare, non poteva andargli male.
Si lisciò il vestito un po’ spiegazzato dal lungo viaggio, si diede una pettinata e si preparò ad entrare ostentando sicurezza, com’è buona norma per un colloquio di lavoro: pancia in dentro e petto in fuori.
Timidamente bussò alla porta.
“Venite avanti!” gli rispose una voce un po’ stridula dall’altra parte dell’uscio. “Accomodatevi, accomodatevi pure qui. Potreste avere la compiacenza di ricordarmi il vostro nome? Sapete, coi tempi che corrono tendo a perdermi qualche dato per strada.” L’omiciattolo dietro la scrivania lo guardò coi suoi piccoli occhi di ratto:
“Io sono Astolfo, Astolfo Paladino al vostro servizio, messere!”
“Bene, bene, Astolfo Paladino; e quali sono le vostre credenziali?”
“Posseggo un Ippogrifo!”
“Ma bene! Ottima partenza, sapete? Di questi tempi non sono molte le persone che possano permettersi un ippogrifo. L’ultima che è passata di qua, è stata trasferita due mesi fa all’ “ Ufficio Tempi Morti”, per sopraggiunti limiti di età dell’animale.
Voi però, mi sembrate giovane, forte e ben motivato! Direi che possiamo procedere ad enunciare quali sarebbero i vostri compiti in caso di assunzione. A proposito, credo che sappiate che si tratterebbe di un Co.Co.Co.: Contratto Complemento di tempo Continuato.
Come certamente saprete, ogni istante smarrito va a finire sulla luna insieme ad ogni altra cosa che si perde sulla Terra. Il vostro compito sarebbe dunque quello di recuperare gli istanti perduti, i crediti del tempo e riportarli dalla luna fino a noi, in modo che possano essere smistati all’Ufficio del Registro ed archiviati come protocolli in entrata. Di questo noi viviamo: di ogni attimo perduto sulla terra che, recuperato, serve ad alimentare il nostro Tempo eterno, che si ristruttura e si rigenera attraverso il tempo perso dagli uomini sulla terra. Tutto chiaro?”
Astolfo detestava il burocratese, non riusciva a prestare attenzione a tutti quei paroloni, non gli era chiaro proprio per niente, ma era sicuro che gli sarebbe stato tutto chiaro una volta cominciato il lavoro. Poi mica si può dire “non ho capito” durante un colloquio di lavoro: è la cosa più sbagliata da fare in una simile contingenza. Perciò disse solo:
“Perfettamente. Quando comincio?”
“Anche subito, se volete: avete con voi il vostro Ippogrifo?”
“Certo che sì; non mi muovo mai senza!”
“Benissimo! Allora benvenuto a bordo, Astolfo Paladino: mi auguro che vi troverete bene qui!”
“Ne sono certo, messere! Servo vostro!”
Astolfo, raggiante in sella al suo bell’Ippogrifo nero, cavalcava tra le nuvole salendo a spirale nella stratosfera e poi su, dritto fino alla Luna.
Era incredibile la quantità di oggetti ed occasioni attraverso cui era costretto a farsi largo: un’infinità di penne, matite, chiavi, ombrelli, ricordi, amori, poesie, senni, opportunità.
Per non parlare degli attimi smarriti. Ce n’era un’intera montagna, proprio sopra il Mare della Tranquillità, formata da tutti gli istanti perduti dai terrestri distratti, che Astolfo pensava di dover recuperare e restituire ai legittimi proprietari. Sì, perché sotto ogni istante perduto c’era il nome della persona a cui era appartenuto. Con un Ippogrifo veloce come il suo sarebbe stato un gioco da ragazzi riportarli sulla terra dopo essere stati coscienziosamente protocollati da chi di dovere all’Ufficio del Registro. Astolfo cominciò a darsi da fare attorno a quell’immensa montagna, fino a che la sirena che segnalava la pausa pranzo non lo richiamò indietro.
“Bene, bene, Astolfo Paladino!” disse il topomino sfregandosi le mani, non appena vide l’immensa quantità di tempo perduto recuperato dal suo solerte impiegato: “Niente male davvero come prima esperienza, niente male davvero!” il volto da sorcio si aprì in un sorriso sdrucciolo, sinistro e lugubre.
Il capo ufficio suonò una campanella e subito, alle sue spalle, comparve un impiegato in livrea grigia:
“Ufficio Registro Protocollo in entrata”, gracchiò l’omuncolo porgendo all’impiegato la sporta piena di attimi perduti recuperata da Astolfo. “Giornata di baldoria oggi, grazie al nostro valoroso Paladino!”
Astolfo si riscosse: “Chiedo venia, messere, ho inteso bene? Ufficio Protocolli in entrata, avete detto?”
“Proprio così, ragazzo mio, proprio così!”
“Ma io credevo di dover restituire i crediti perduti ai legittimi proprietari, giù sulla terra!”
“Caro ragazzo, ma siamo noi i legittimi proprietari del tempo perduto! A chi credete che appartengano i momenti persi? Come credete che potremmo sopravvivere, se non nutrendoci del tempo perso dalla gente sulla terra?”
“Ma io credevo che…”
“Voi presumete, Paladino, voi presumete. Qui da noi la presunzione non è la benvenuta! Avete firmato un contratto al quale siete obbligato a tener fede, se non volete essere sbattuto a lavorare all’Archivio Tempi Morti.”
“Ma il recupero crediti, le persone che aspettano di recuperare il loro tempo perduto e…”
“Siete un ingenuo, ragazzo mio! Non esistono crediti da recuperare. Non si recupera mai il tempo perduto. È solo un’illusione dei miseri mortali terrestri, quella di poter recuperare il tempo perso. Non esiste! Il tempo smarrito sulla terra è smarrito per sempre. Noi lo recuperiamo e ce ne nutriamo per produrre altro tempo, altri istanti: per ripararci e fortificarci!”
“Ma è crudele, messere!”
“No, Paladino, non è crudele: noi non obblighiamo la gente a perdere il suo tempo; semplicemente ne forniamo una certa dose, un Tempo Determinato. Sta agli umani, poi, scegliere come spenderlo, come averne cura e quale uso farne.
A noi spetta di recuperare gli istanti smarriti e riportarli qui. Non esiste un Ufficio Tempi Smarriti sulla terra, mio caro ragazzo: il tempo perso è perso!”
“Ma così noi inganniamo i mortali!”
“Voi credete, ragazzo, mio? O non sono piuttosto i mortali ad ingannare se stessi? Non sanno che farsene del loro tempo, questa è la verità, ne hanno troppo. Passano la vita ad ammazzarlo e ad ingannarlo e poi, quando si accorgono di averlo perduto, vengono a supplicarci di restituirglielo. L’Ufficio Reclami trabocca di lamentele da non poterne più.
Così va il mondo, amico mio; questo è il vostro lavoro, adesso: prendere o lasciare!”
“Prendo, prendo!” rispose mestamente Astolfo Paladino.
“Benvenuto nel mondo del lavoro, ragazzo mio!”