Ambarabaciccicoccò
Sto dietro una cortina di rimmel
e cipria
ma restano cose infrante, dentro.
Parole appoggiate al silenzio
come i culi rotti di bottiglia
incollati sui muri delle case.
E mio figlio con tutte le mani
a chiudersi orecchie, occhi e bocca
per poi, tornare a contare le farfalle
che ha sul comò.
VideoPoesia :http://www.youtube.com/watch?v=qJbetm67g-c – Illustrazioni di Anna Maria De Carlo
Le chiavi, sono sotto il vaso di gerani rossi di vergogna
Troppo vento, sempre
spifferi di gelo
che la memoria consuma.
E vennero gli uomini
e furono fatte le porte
una sola cerniera sul fianco
e la possibilità di entrare
e uscire: così, come si crede.
E come si vuole.
E come che – tanto -
è il precedente che fa la regola.
E poi, vennero le donne
con gli scialli
e furono le maniglie.
E le serrature.
La mia banca è differente
Il mio cuore è un rosso fisso
fallimentare
tra crediti mai risarciti d’amore
ed interessi di mora
da pagare sull’unghia.
Al portatore.
Sono l’ultima della fila
al banco dei pegni.
Spero che l’omino sia buono con me
che mi dia almeno due centesimi
ho da pagare una bolletta
per tutte le ore
che ho nella borsa
investite in quelle azioni
che sono poi andate. Fottute.
Fallite.
Il socio capogruppo
lo hanno visto su un’isola tropicale
sempre il sole
che portava un vestito fatto
con la mia pelle. Tutto cucito a mano.
Gli stava da Dio, così come
l’ho amato, io.
Ma sapendo la poca cura
che ha avuto del mio tempo
resterà nudo, prima che faccia notte.
E freddo.
Buona camicia a tutti
Anche la mia lavatrice è stanca
di centrifugare abitudini e silenzi.
Devo sempre aiutarla ad avanzare
di programma, con un clic
poi va da sola a sognare la tramontana
sulle lenzuola.
Così ci facciamo compagnia
quando è domenica
e l’inverno promette bene
le solite bugie di sempre.
E se va bene a me …
Sahara è la primogenita
Ho il cielo ruvido stamattina
e sbatto spesso gli occhi
come se piovesse fortissimo
e due fari non bastano, di certo
a vedere
figuriamoci, uno soltanto
sebbene, non ci sia niente
da capire: la pioggia, se cade
poi s’asciuga. E se non cade
figlia deserti in una fila sola.
Passiflora e altre carni
E’ sempre alle radici
che risolvo il problema.
Cambio la terra
e cerco di arginare il buio
il più possibile.
L’unico vero problema
restano le ombre delle suppellettili
contrapposte tra il vuoto e la luce
che mi addomesticano le foglie
col silenzio.
Sidol

In principio
fu la paura della solitudine
che dimenticava
di chiudere le porte.
Restavano spalancate
a raccattare il primo pezzo di luce
disponibile.
Poi, si intuisce l’intenzione
dignitosa e santa delle maniglie
lustrate d’oro e gomiti.
Invitanti quanto un angolo sicuro
dove nascondere un urlo.
E si impara a chiudere le porte
benissimo
anche quando, fuori
è appena un vento
e neanche pioggia.
Reduci
Il problema delle guerre
è che ognuno si porta dietro
la sua storia
così che qualcuno saluta
e l’altro spara.
Guardate me, oggi:
ho una notte nuova di macerie
da portarmi addosso.
Pesa di ore in frantumi
dentro una clessidra che giro
ma non passa un filo
o un grano o neanche
un pezzo lurido di luce usata.
Eppure, sembrava la mattina
più bella del mondo.
Dovrò far regolare la convergenza delle ruote
L’abitudine ai miei errori
è come un volante
che tende a destra.
Con una forza uguale e contraria
bilancio il dove
pesando le paure con l’acceleratore.
Speriamo che la prossima
stazione di servizio
non sia poi, così lontana
come sembra.
La statistica, non è una scienza esatta.
La lesione anulare
delle mie solitudini
è in costante aumento.
Lo so perchè – giornalmente
uno sgrano nuovo sabbia
mi graffia la vista e ho sete.
Dall’altra parte del mondo
c’è di certo qualcuno
che colleziona fiumi
dentro una bacheca di cristallo
e gioca d’azzardo con le spighe.





