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Il giorno in cui arrivarono
le Signore Bugie
io ero piccola come un microbo
e loro stavano sui trampoli
Occuparono tutte le mie stanze
e non sono più andate via.
Con loro sto invecchiando
con tutti i secoli addosso
senza mai diventare grande.
Come una goccia
quando asciuga.

Vivere

Era tutto dolce maledettamente
ma non lo sapevo ancora
e adesso che so, non c’è.
Restano soltanto cose
che posso, faccio, biasimo
col rammarico nella gola
che non ho il coraggio di ingoiare.
Lo stesso rammarico
di quando tento di imparare l’inglese
ma non ho più bocche per infilarcelo.

Ho una venere per capello

Il bisogno di zolle nuove
ha i tacchetti di gomma, stavolta:
il curriculum di usura parla chiaro.
Ripristino il possibile alle pareti
e bilancio le giornate
verificando se l’oroscopo del giorno prima
ha indovinato la sorte.
Poi, mi lustro la rosa nel giardino
senza guanti
e innaffio il resto di ammoniaca.

Dietor

Il suo nome è Dolce
ma quando lui parla
e dice le cose che non farà
e fa l’Amore che non ha amato mai
io faccio sì con la testa
resto con la bocca chiusa
e lo chiamo Aspartame.
E quando prendiamo il caffè
mi chiede sempre quanto zucchero
per me
che lo prendo amaro, ormai
da almeno un secolo.

00:01

Intanto costruisco una carezza nuova
col legno delle mollette di mia madre
mentre il freddo cala un telo sui nostri giorni
e ogni cosa diventa ieri
cene sui vassoi di fame che andavo
imparando il mare della solitudine a memoria

è il vento che ci ha cambiati

insegnandoci a stare comodi dentro un abbraccio
senza spigoli e tutte quelle cose fragili.
Andavo per chiudere gli occhi, ma niente
era buio che faceva lo stridore, contro

eppure sono tornata
con il bagaglio delle cose belle
che chiudevo nelle mani
indovinando da sola dove stava la fortuna
e spesso perdevo

come quando mio padre mi faceva vincere
ma me lo diceva sempre.

Without(you)

Sto dentro un calendario
un anno, due, tre, mille
cerchi più o meno rossi
sere, proteine da contare
Dio, se guarda, non lo capisco.
Ieri è una solitudine
che ho portato a pisciare
in fondo al sonno.
Oggi ha due rughe anche lei
e tacchi alti.
Vivo questo senza
questo è.

Undelivered

Ho parole nella bocca
incollate ai silenzi
di questo amore mai nato.
Ché lo so soltanto io
come una bambina alle elementari
e una lettera cestinata
prima di essere recapitata.

Fiocco rosa shocking

Un colpo secco di reni e
unghé unghé unghé – l’ennesima
femmina traboccò la caraffa
già esaurita fino all’orlo.
Da allora, ancora gronda
ingorda e santa di baci
col ricatto d’appartenenza
sulla bocca: la colpa di essere
l’ultima goccia
non l’asciughi con la pelle di daino.
Forse col borotalco.

Doppia mandata

Fuori sembra tutto così perfetto
che ad allungare la mano
pare di sciupare persino il vento
e le parole giuste degli altri
che ce la fanno a dire di sé
con la voce che parla
e dice che vogliono
che fanno
che sono. Sanno chi sono io
molto meglio di me
e hanno persino le risposte
alle cose che non ho mai capito
compreso sparare con gli indici
sulle mie serrature.

E’ evidente che laverò i piatti a questo giro

Il silenzio delle vacche tristi
si sente fin qui. più assordante che mai.
anche se ho chiuso tutto fuori
e ho una carabina che uccide le mosche
in mano
incastrate anche loro e puttane
dentro la loro povera fame di merda.

Che l’amore fosse un lusso
dovevano dirlo prima
di presentare il conto.

  • Francesca Pellegrino


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