Solchi
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E’ stato ieri almeno mille volte
e sempre ho creduto che fosse sempre.
Tuttavia le cose sono diventate
sempre più piccole
fino a scomparire, talvolta.
Tranne che le fotografie
e le età di mio figlio
convinto che sarà per sempre
questa di ora, la sua faccia.
E anche la mia.
preNatal
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Quando non ero mia
non avevo neanche un nome
e stavo in mezzo alle altre scatole
tutte uguali a me
con la stessa etichetta sul petto
una X con le perline fluorescenti
che si accendevano e si spegnevano
con un telecomando
e il telecomando
poteva capitare nelle mani di chiunque
e qualcuno le dimenticava accese
per tutta la notte
e a me che non ero mia
e non avevo un nome
capitava anche di non dormire
e di sudare dal fuoco che faceva
o anche capitava
che scordessero di accenderle
e allora faceva il freddo buio dell’inverno
e non dormivo lo stesso
anche se non sudavo
ma non era meglio
era solo una morte diversa
una morte più piccola
Pi greco
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I miei maschi sono cerchi concentrici
ognuno, un nome diverso
ma con la stessa identica faccia
di mio padre
che mi guarda e dice che è sempre poco
ciò che posso.
Cado sempre sullo stesso centro
perpendicolare e compiuta
quasi da dirmi in piedi
e distante un raggio più lungo
delle mie braccia.
Avvenire
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Un attimo appena prima
percezione
stava con le narici urticate
dentro il sonno
ma non era di tosse.
A venire nel fragore
di qualcosa e diceva
neanche una vocale
ma si capiva il respiro.
Come dell’assoluto
il valore noto.
L’oro.
“Non si deve sostare sulle porte”
era la nuvoletta sui pensieri di tutti
il posto poco adatto
inopportuno
certamente sbagliato
casomai qualcuno avesse aperto
senza prima a v v e r t i r e
mancando i vetri
mancando.
Casomai qualcuno avesse giudicato.
Eppure le righe di tutti i nomi
confluivano perfette
in un punto lontanissimo
agli occhi. L’attimo, dicevo.
Già domani.
Rifrazioni
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Prima di ieri non ero ancora nata
tuttavia succedevano i giorni
e persino i colori
ma come dietro la miopia della mancanza
Guardavo, eventualmente
ma senza la coscienza:
ero al vento
una cerniera senza porta.
Prima di ieri
che non era amore
il sole era solo una distanza.
Ferri d’attesa
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Quando non era tardi
il cielo stava sempre acceso
ed erano tutti quanti altissimi.
Come gli alberi.
Quando non era tardi
e non avevi ancora un nome
correvo con le ginocchia appuntite
sui fogli ruvidi
e ogni forma poteva ancora diventare
quando non era tardi e tu
ti chiamavi solo Amore.
Testimoni
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Il pesce rosso se la ride
e mi fa ciao con la bocca.
Io annuisco tra parentesi
senza neanche tanto ricambiare:
qualcosa, in questo silenzio
mi dice che una principessa sta morendo
in qualche parte del mondo
mentre un rospo ne bacia un’altra.
E il pesce rosso, ci scommetto
ha visto tutto.
Incontinenze
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Stanotte, un’assenza appena nata
ha pisciato tutto il mio letto
e ho dormito sogni gialli e fradici.
L’ho dovuto smontare tutto
e andare di varichina fino alla nausea.
Adesso sono stanca da non avere voglia
neanche di essere femmina.
Per il momento mi basto viva.
Fionde
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Il gioco degli elastici nelle mani
coi miei sogni
è durato troppo poco:
sul più bello si è fatto buio
e al buio i cassetti aperti
sono pericolosi
tanto che ho dovuto chiuderlo.
Procastinando.
Mi è dispiaciuto però, non poco.
Tuttavia mi sono lasciata consolare
dalla certezza di avere un fegato
che lavora per me.
Anche quando non lo sento.
Distanze
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Ho conosciuto una paura
che stava in piedi da sola.
Era un bel tipo, lei
con quel suo dire ai muri
come di silenzi, davanti agli occhi
si ingozzava.
Ho letto di lei
che è morta la scorsa notte
precipitando nel suo buco vergine
collassato all’improvviso.
Inutile dire
che ho rattoppato immediatamente il mio
ma non l’ho detto a nessuno.
Ovviamente.




