Futuro Semplice – on sale
by Gianni Montieri il 02 mar 2010, in Poesia, libri da leggere

Futuro Semplice – poesie – edizioni LietoColle. Il mio primo libro
per ordinare qui:
codice ISBN: 978-88-7848-546-4
in libreria :
Milano – Libreria del mondo offeso – c.so garibaldi 50
Napoli – Libreria il filo di partenope – via sapienza 4
Giugliano – Edicola/Cartoleria claudio – via A. Palumbo
librerie fiduciarie lietocolle
recensioni :
PARZIALMENTE TERRENI
Ci siamo spartiti molto
dissolto in lontananza il resto
tenendo bene in mente
la scelta fra l’andarsene e il sognare
non abbiamo imparato a pregare
accontentandoci dei nostri passi
del suono certo del tacco sull’asfalto
restare in una stanza vuota
a noi non è concesso
cerchiamo conforto nel rumore
-nel suono grezzo-
coltiviamo speranze in curva
non avendo mestiere per i rettilinei
nessuna competenza
sui tratti autostradali.
TERRA DI NESSUNO
Ti telefono da una retroguardia
un metro al di là della linea di confine .
E’ il 31 maggio di un altro secolo
un mattino bianco e distante
privo di contatto
-non c’è campo-
piuttosto terra arsa
ci attende un lungo giugno
lampi d’estate di cui avremmo fatto a meno.
RESTYLING
Di questi tempi è pieno di gru
la città si espande verso l’alto
da ottomila al metro quadro
(non ci sfioriamo, non ci parliamo
gli extracomunitari puzzano
la 90 prendila tu)
anche Marta va in analisi
non cena mai al cinese
“vai a sapere che ci mettono in quei fritti”
Milano sarà perfetta, in tempo per l’expo
piazza Duomo ripulita ancora più rettangolare
-via i piccioni, via i neri e i braccialetti-
stamattina ci siamo salutati
ti ho detto ciao, mi hai dato un bacio
io uno zaino, tu una borsa
io Londra, tu altrove
cos’ha Milano che non va?
Futuro semplice – gianni montieri – ed. lietocolle – febbraio 2010
Cara Cuscona – poesie inedite
by Gianni Montieri il 17 feb 2010, in Poesia

Vi propongo in lettura alcune poesie di Cara Cuscona. Cara, milanese, è spesso sospesa, nel suo viaggio poetico, fra materia e aria, la filosofia è il suo pane. E le poesie sono belle.
Attraversamento
Si vive una raccolta di piccole tracce
-di francobolli senza lettere -
ed è come camminare
con dolente delicatezza
sui sassi scivolosi di un fiume
che separano le sponde opposte.
Ed è terrena ciascuna delle rive,
reale l’acqua che lambisce entrambe,
solo la gru plumbea che vi si versa
è una falsa catena,
l’inanellarsi di segni alla deriva,
ciascuno cura e pena.
***
Un alcolista anonimo
Essere questo bicchiere.
Più cavità che altro,
più trasparenza che materiale.
Uno spettatore riflettente.
Tanto più terso il vetro,
non è detto che aumenti dentro
il chiarore d’acque,
piuttosto una disposizione
all’oro liquoroso,
al disequilibrio minimale
per rintracciare il sembiante.
Tue, le labbra che si accostano
bevendo sillabe fioche,
luci segnaletiche, malinconie,
sul ciglio delle strade.
Se mi trattengo sul bordo
è perché da sempre amo le balaustre.
Guardare giù
non è mai stato il mio forte:
la vertigine è una giostra che mi attrae
in profondità digradate.
Fosse,
bocche,
orbite,
il sesso delle donne,
tutto disegna
il mistero della morte,
unico gancio alla luce
il desiderio.
(un’ombra si scaglia sul muro
rosso del focolare)
***
L’arte di ricevere
Non ho misura né metro
ma un sistemare
preciso di calici vuoti
per ogni ospite atteso.
Più grande è il vuoto
dentro e attorno a ogni vetro,
più generosa è la donazione
di senso al limitare del segno.
Versi
ciascuno che legge
un vino diverso.
***
Casa e calici con cura
Non amo raccontare di me.
Nessuno sa quello che pubblico
su pareti di spogliatoi maschili,
quello che scrivo sulle schiene
a tradimento.
Appaio innocua.
Ma a volte quando mi spingo
dentro ai giardini da semina,
parlando appena,
alcuni passanti mi sfuggono,
pare che sappiano
a chi rispondo.
Compaio solo per anagrammi,
non firmo nulla.
Poi abbandono
ogni lettera sopra barchette di carta,
carezze incise in specchi d’acqua.
***
Il vizio di vivere
Tanto mi sei profondo nelle ossa:
midollo, aurora, sogno
-sei l’aria del tabacco-
aspirazione di gusto
avendone a cuore il vizio,
il gesto, il fuoco
e il risalire su in volute
ardenti di memoria.
***
@ poesie di cara cuscona – inediti
Costantinos Kavafis – tre poesie
by Gianni Montieri il 14 feb 2010, in Poesia

PER QUANTO STA IN TE
E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole e in un viavai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balìa del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.
LE FINESTRE
In queste buie stanze
giornate soffocanti, io brancolo
in cerca di finestre. – Una se ne aprisse,
a mia consolazione -. Ma non ci sono finestre
o sarò io che non le so trovare.
Meglio così, forse. Può darsi
che la luce mi porti altro tormento.
E poi chissà quante mai cose nuove ci rivelerebbero.
ITACA
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d’incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente, e con che gioia – toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi penetranti d’ogni sorta, più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca – raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo in viaggio: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
@ Costantinos Kavafis – Settantacinque poesie – @ giulio einaudi editore
Profondità – di Paolo Triulzi
by Gianni Montieri il 09 feb 2010, in quaderni

Lo straniero di Albert Camus. Solaris di Stanislaw Lem. Il processo di Franz Kafka.
Questi sono i tre libri di cui consiglio fortemente la lettura e insieme, e altrettanto fortemente, la sconsiglio. Il consiglio e l’avvertimento promanano, in realtà, dallo stesso ordine di motivazioni.
I testi che ho elencato sono tre riconosciuti capolavori della letteratura mondiale, ma non è questa, ovviamente, la ragione che me li fa raccogliere in terna e raccomandare, e sconsigliare.
La ragione per la quale compilo un’avvertenza a quei libri, e il fattore che me li fa accomunare, è la profondità psicologica che, in quei testi, gli autori sono riusciti a raggiungere grazie alla narrazione e all’invenzione letteraria.
Non è un caso che i tre romanzi siano tutti ambientati in una sorta di extra tempo, in dimensioni non esattamente coincidenti con i contesti vissuti dagli autori. Le vicende narrate esulano, in parte o completamente, dalla quotidianità degli scrittori e trattano di vicende che possono considerarsi delle allegorie esistenziali, delle epopee dello spirito nelle quali ogni spirito, anche in tempi e luoghi differenti, può immedesimarsi.
La profondità, comune alle tre opere, è la caratteristica che fa di questi libri un ponte di collegamento fra la realtà fisica delle pagine coperte di simboli convenzionali e l’interiorità degli esseri umani. Esprime la capacità dell’uomo di ragionare intorno a se stesso e calarsi sempre più nel mistero da lui medesimo rappresentato, il mistero dell’essere umano e della sua, mai completamente sondata, capacità di immergersi nella propria dimensione teorica e astratta: il pensiero.
Quando incontrano un lettore predisposto quei libri hanno il potere di sovraeccitarne il sistema nervoso e portarlo a una immedesimazione empatica con le vicende psicologiche dei protagonisti, degli Io narranti. La lettura dei flussi narrativi promananti da Joseph K., da Meursault, da Chris Kelvin, è in grado di scorrere all’interno della coscienza del lettore come una corrente separata ma integrata al flusso coscienziale personale del lettore medesimo.
Il lettore si troverà a vibrare dall’interno di una nuova vibrazione, quella prodotta dal libro, senza che però questa venga avvertita come estranea, o indotta, e sarà gettato in stati di prostrazione ingiustificati da accadimenti reali contingenti. Subirà lo sviluppo emozionale dei personaggi. Guarderà, in sovrapposizione alla propria visione del mondo, attraverso la lente costruita dallo scrittore con i propri stessi flussi emozionali.
Il pericolo per il lettore è quello della sofferenza, è bene dirlo. Questo è l’avvertimento.
La sofferenza speciale di cui si farà esperienza, però, non sarà legata in maniera particolarmente stretta alle vicende oggetto della narrazione, sarà piuttosto una doloranza interiore, un tipo di prostrazione, lo ripeto, oggettivamente ingiustificata. Sarà una manifestazione artificialmente indotta del male di vivere montaliano; sarà la riprova, oserei dire scientifica, che quel male esiste e alberga dentro di noi come il virus sopito di una malattia originaria e cronica, pronto a ogni buona o cattiva occasione a risvegliarsi completamente e a manifestarsi, con tutta la sua carica irrazionale, nuovamente.
@ articolo di Paolo Triulzi
Anna Salvini – CompensAzione
by Gianni Montieri il 05 feb 2010, in Poesia

Ciò che ti è caro muore, ciò che muore
ti è caro, se qualcosa ti è caro,
è perchè muore.
Valerio Magrelli
Certe volte mi fingo cieca
riparo gli occhi, cancello
le impronte per non lasciare
tracce, benedizioni ma nel buio
lo sguardo si abitua
ed anche se vi allontano, miei amati, voi siete
comunque lì, fiamma e gelo, spartiacque
confine della pena, viva pace
che centra su un piede la grazia
tesa al ristoro, trazione liquida, memoria
che non si posa, agisce
per espansione, allarga gli angoli
per ogni stretta, riconduce il poco
ad una morsa – un tremore improvviso – e scrive
scrive della vita, ogni giorno; salvo le persone
cercando le parole giuste, la piega
dove riparare i volti, il punto
che mi permetterà di spegnere la notte.
@poesia di anna salvini
Manuela Dago – Anelli senza dita e altre poesie
by Gianni Montieri il 02 feb 2010, in Poesia

Manuela Dago, ecco una che lascia il segno. Consiglio la lettura di queste poesie. Scrittura che tocca, prende allo stomaco. Roba che non dimentichi.
ANELLI SENZA DITA
I corpi sono tronchi
in cui puoi vedere
gli anni a venire.
I nostri piedi sono le scarpe
di chi ci ha alzati per le braccia
e ci ha insegnato a camminare.
La trama della pelle si ricava
dalla stoffa che stringeva la pancia
di tua madre in gravidanza.
Gli anelli che scegliamo
potrebbero
dimezzarci le dita
per abbracciare i tronchi
inflilare le scarpe
o sfiorare la stoffa
ma tanto passa sempre
dai palmi la linea della vita.
SETTEMBRE
Le mie ginocchia piegate
sono due teste calve
a picco sull’estate
e l’estate è una carogna puzzolente
che si disfa tra le mani
concima il settembre che scende dai tetti.
Io che sui tetti vorrei vivere
mi attorciglio ogni anno
giù dal muro
per ritrovarmi allineata
coi piedi alla strada,
la mia sterrata
con una corda d’erba nel mezzo
di quelle che avvallano il terreno,
la fine nel fianco
d’erba di collina
e il verde sempre lo stesso
di quando ero bambina.
LACRIME DA ALLEVAMENTO/CRY-BOY
E se invece di lacrime
piangessimo guance?
Guance sbattute giù come bistecche
cavalli manzi e buoi interi
schiaffati al suolo inermi
molli e senza l’osso.
Carne cruda sana
macinata fine
dal macellaio sottocasa
che ti mandava a comprare tua madre
quando lei era malata.
Lacrime da allevamento
cresciute dentro
foraggiate dai barlumi di dolcezza
della vita che matura
e si ripara tra le sponde dei letti
sempre sproporzionati
ai nostri desideri.
Non sai fino in fondo cosa mangi
e non sai fino in fondo cosa piangi.
AL MIO CARO BAMBINO
Caro bambino
munto dallo specchio.
Caro bambino
allungato dal soffitto
che tira da una parte
e dal pavimento
che tira dall’altra.
Hai cambiato troppo spesso la lampadina
della pura luce
prima che si fulminasse
per paura di rimanere al buio.
Caro bambino
piccolo è il mondo
e noi siamo fatti su misura.
Nello specchio mentre ti chiedi
scusa tu non sei più un bambino
la pura luce non esiste più
esistono solo centrali elettriche
che impagliano il cuore per farti vivere per sempre
immobile.
Caro bambino
ti è saltato il cuore in bocca
la prima volta
che i mostri sono usciti dal buio
ma poi ti sei abituato no?
Ti-sei-abituato-o-no?
(SENZA TITOLO)
Le mie parti dure
sono i calli dell’infanzia
rinvenuti
e venerati come fossili
sotto una teca
di sensi di colpa.
@ poesie di Manuela Dago
L’imbalsamatrice di Mary B. Tolusso
by Gianni Montieri il 30 gen 2010, in libri da leggere

Ho sorriso chiudendo il libro. Ho sorriso quando l’ho riposto in libreria, ignorando ordini più o meno alfabetici, accanto ai libri di Welsh. Il sorriso è quello di un lettore soddisfatto ma anche qualcosa in più. A me pare di aver trovato qualcosa di nuovo nel panorama letterario italiano (non solo femminile). L’imbalsamatrice, di Mary B. Tolusso, è romanzo veloce, tagliente, ironico, mai banale. Lo stile di Mary B. è riconducibile ai ritmi dinamici di molti scrittori americani o anglosassoni. Mi vengono in mente Welsh per la velocità dei dialoghi, Palahniuk per l’ironia acuta e tagliente, per i graffi. La Paley e P. Roth per l’intensità che dietro una battuta cela uno sguardo che scandaglia molto a fondo. La Tolusso, però, ha un suo stile assolutamente riconoscibile che spero di incrociare a lungo in giro per librerie.
La protagonista è N. professione: imbalsamatrice.
N., bisessuale, si muove in questa Trieste che pare quasi ferma. Si muove a 200 all’ora. Di giorno lavora in un’agenzia di pompe funebri, rende belli i morti per l’ultimo viaggio. Con i morti ci parla con la stessa schiettezza con cui per il resto del tempo devasta le persone che le stanno intorno. N. è una donna viva che nasconde insicurezze, sofferenze, dubbi, pene d’amore nell’unica maniera che conosce: attaccando.
Ferisce chi le è vicino forse per proteggersi, per evitare di guardarsi dentro. E di notte si consuma, quasi si droga, di sesso. Personaggio complesso N. . Donna in fuga. In fuga dal ricordo del padre del quale si percepisce una dolorosa mancanza. In fuga dalla presenza della madre alla quale non perdona qualcosa, forse l’essere rimasta viva. In fuga dal grande amore. Rovinare prima per non star male dopo, sembra essere la chiave di lettura. Prima che mi faccia a pezzi qualcosa la distruggo io.
Troviamo poi: il professore (il grande amore), Lisa (la mia preferita), Beatrice, Chiara, Diego, Livio (mai più senza). Tutti personaggi disegnati molto bene. Assolutamente credibili.
Un bel romanzo, che si può leggere ovunque. A letto, in metropolitana, al cesso o sul divano. Ho provato in tutti e quattro i posti.
Consigliato.
@ L’imbalsamatrice di Mary B. Tolusso – ed. Gaffi
@ recensione di Gianni Montieri
Marco Aragno – Zugunruhe
by Gianni Montieri il 25 gen 2010, in Poesia

Vi propongo in lettura alcune poesie di Marco Aragno, un ragazzo giovanissimo, che viene da dove vengo io. Marco è già bravo ma migliorerà ancora, lo so.
Le poesie sono tratte da una raccolta inedita Zugunruhe. Buona lettura
Dalla sezione “at home”
Forse la nostra casa è al riparo
in questo tempo, ora che alla finestra
ritrovo i corsi e le strade di sempre:
Tu hai appena finito di suonare
mi guardi dal divano, nel salone.
In qualche pozza del cortile
già si riposa il rosa della sera
E gli ultimi passanti s’allontanano.
*
Da “millimetri luce”
Millimetri luce
Mi riempie allo stesso modo quel gesto
che ti fa chiara come le fontane
quando trasali nel vano della stanza
al suono della mia voce.
Ma ora non so dietro quale sonno
mi starai ad aspettare, se il grido
che lanciavo ha scampato gli anni
sino alle porte di questo mattino.
So solo che dalle persiane
rompono i primi picchi del giorno
E tu mi sei ancora accanto
Tu che non ti svegli, dormi in silenzio
dentro quella notte che non conosco.
*
Idem
Ma la luce, l’abbaglio improvviso
di una soglia mattutina sul pavimento
lucido della casa mentre eri
distratto, quasi svagato dal mondo.
E’ la stessa, appena
velata dall’ombra degli alberi
di questo parco, la stessa che rimanda
il tuo sorriso dalla bocca
al ciondolo che sfiori
tra due dita, come per la mania
di averti con poco, di tenermi nascosto,
in silenzio, dalle nubi del tuo viso.
*
Per questo siamo stati, per non perdere
il vizio di ricordare,
per dare i nostri nomi alle strade
mettere gli infissi alle porte
quando s’oscura il cielo sulle case
Eppure questa mattina traspare
con un chiarore di cellula
sulla nostra vita.
Ogni volto si riapre
con la stessa pace – esula
nel colore atteso. Tu mi guardi
trascorsa da questo tempo
E ti accendi nella forma di sempre.
Dietro le cose nulla agita il vento,
solo la luce traversa le nostre mani.
Dalla sezione” Zungruhe”
Zugunruhe
Solo da qui, da questa parte
voglio ripassare sul marciapiede
qui dove tra due palazzine
si rischiara il giallo dei platani
e pare quasi di tenerti nel tempo.
Tremano i nomi, Julie
quelli che senti in una piazza
in un chiosco con i giornali
lasciati su un tavolino all’aperto.
Si resta soli la sera
quando intorno si fa la città
e si scrollano i piccioni dai rami.
*
Certo sarebbe più bello saperti
dietro l’angolo della strada
al tavolino di un vecchio caffè.
Invece capiti in un abbaglio
acceso al finestrino
di un vecchio tram, di notte
quando somigli al vento
che soffia tra le rogge, sulle colline.
Forse per tenerti fuori dal tempo
così, ad un passo dal niente.
Dalla sezione “illusioni notturne”
*
Non invecchia nel sonno
il pensiero di venirti a cercare.
Stanotte la strada è bufera:
prima del giorno, qui non finirà.
Ma se dopo il silenzio
il rosso del melograno riaffiora
al portone della tua casa
saprai quali convogli dal confine
trasalivano le ronde notturne
quali tracce ostinavano
il cacciatore ai bordi del buio.
*
Vorrei portarti come porto
una mano tra gli occhi
per fare il mondo meno lontano.
Ma stasera la nebbia tarda
ad asciugarsi, a dire chi siamo
dall’altra parte della finestra.
Così ti arrendi a novembre
trascorri il freddo di chi non ha
un po’ di luce su cui tornare.
@marco aragno poesie scritte tra il 2006 e il 2009
Futuro Semplice
by Gianni Montieri il 20 gen 2010, in Poesia, eventi

E’ disponibile. Non sta a me dire se è un buon libro ma ci ho lavorato seriamente, molto. Quello che posso dirvi è che sono molto contento. Mi auguro di non deludervi e che nessuno mi rimandi indietro il libro simboleggiando una pedata, per restare nel campo metaforico.
troverete informazioni sul libro, un estratto della prefazione( di mary b. tolusso, che ringrazio perché per me ha fatto un km a piedi) e la possibilità di prenotare il libro qui :
e a questi indirizzi mail:
diana@lietocolle.com oppure info@lietocolle.com
qui due brevi recensioni e anticipazioni :
Anna salvini su futuro semplice
salvatore sblando su futuro semplice
e adesso vediamo se il libro saprà munirsi della mia stessa faccia tosta e camminare da solo.
gianni
Nina Brandini – alcune poesie
by Gianni Montieri il 15 gen 2010, in Poesia

ACROBATA
Io sono l’acrobata dei giorni
quella che ciondola sui lembi di terra
impazziti di luce.
Abito l’aria,
mio elemento, mio ordine.
Osservo le vite transitare
Puoi vedere la mia veste che penzola?
Leggera e purpurea
come le labbra mosse, nel canto.
Lui porta fin qui il mare, e nei sussurri
distinguo versi lontani
filtrati da una conchiglia slabbrata
- ah, quel canto di nina berberova ! –
Io mi allungo ad ascoltare, rapita
ogni singolo verso
le dita strette sulla fune
dentro la vita da dondolare
(L’ acrobata, 1930, Chagall)
DE-CADENZE
Osservo la decadenza
dell’ amore, il suo portarsi distante
in un rantolo flebile.
Fa poco rumore,
o niente
come di foglia che si stacca.
- nulla è più irriverente
di questo scempio –
E poi mal sopporto quell’ aria
compromessa
Il trascinamento d’ un peduncolo
il suo avvilente
annaspare
Le foglie si fanno liquide di gelo
nell’orto,
ai piedi del caco.
MOTO PERPETUO
Benedico il taglio di luce sulla roccia,
le papere arroccate in terraferma
l’aria fredda che scombina i piani
e affretta il passo innaturale
di un commiato
benedico i poveri oleandri frustati
il cangiante delle fronde
lo sfizio di uno scarto d’ombra
dopo il chiarore
la moneta che hai lanciato,
la sua parabola perfettibile
e la sua attesa.
Benedico quella
Benedico ogni onda
ammaestrata
e da ammaestrare
nel moto perpetuo
Amen.
CONTROCANTO
una saetta dentro il costato
si potrebbe dire,
probabilmente
d’un botto trovarsi lontani dal baricentro
- così dissidenti –
a dover cambiare toponomastica
Poco utile la fola delle lune i moti perpetui,
quell’ archetipo di Madre che ci vorrebbe
infallibili
e quanti nervi servono
a riesumare da un diaframma molle
tutti i canti di battaglia
Ma hai una mano cosi piccola,
figlia,che mi persuade subito
a ri/generarti
BATTESIMI
della sua voce ho una matrice
nella pancia
e l’ho distinta in mezzo
a ogni altro suono
osanna ho salmodiato
ricordando le parole una ad una,
solo che le candele di oggi
non bruciano davvero
né i legni hanno lo stesso odore
ci credo a volte nei riti
quelli di una forma perfetta
e quelli il cui significato oscuro
trova il modo di parlarmi
abbiamo fatto questo sforzo
di introdurla al mondo
che dio o chi per esso
- ora –
la voglia benedire
CANONE INVERSO
niente mi cambia
come le dita del vento
dentro la piega dei capelli
i nodi arrabbiati nelle punte
siano versi sputati fuori
irrispettosi delle righe
se pure ogni spartito sia ragguardevole
di attenzione,
ambisco al fragore del caos
alla frantumazione del suono in graffi pulsanti
che eccitino i cristalli
muovere un canone inverso alla biografia,
al suo senso compiuto da rovesciare
questo, comunque sia
ORME
Non ho tacchi da
affondare con frastuono da femmina.
Non ho tacchi.
Pesto una suola larga che sagoma
la terra, compiace le dune e i sassi.
Di solito mi spingo
avanti a perlustrare l’ aria
ci metto tutti i sensi, la scorta
di un fiato morbido che sa indugiare.
Che cera avrà questo giorno
che si dilata, questa luce invadente
…
Sono molle, ricettiva alle lune,
resistente.
Presente a me.
Presente.
@ Nina Brandini
