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Bastardi senza gloria (di Erika Pucci)

by Gianni Montieri il 05 ott 2009, in Poesia

inglourious bestards

 

 

 

 

 

- con spoiler -

 

La trama è nota a tutti. Nella francia occupata dai nazisti tra il 1941 e il 1943, si svolgono le vicende parallele di un gruppo di soldati americani di origine ebrea ( i bastardi senza gloria) che seminano il panico tra le truppe naziste perchè il loro obbiettivo è farli fuori, portandosi via lo scalpo. E la vicenda di Shoshanna, una giovane ebrea fuggita ad un eccidio nazista e che a Parigi gestisce un cinema. In occasione di un’ importante premiere di propaganda presieduta da Goebbles e che ospiterà anche Hitler le due vicende parallele si intersecano con il fine di far fuori i vertici delle SS e della Gestapo, da parte dei Bastardi, e di bruciare il cinema intero per lo stesso scopo da parte di Shoshanna dando fuoco alle 350 pellicole al nitrato conservate nell’archivio. Alla fine l’obbiettivo sarà raggiunto e la seconda guerra mondiale terminerà diversamente da come la storia invece ha scritto.

Cosa dire di Quentin che non ho già detto?
Tecnicamente: nel film ritroviamo le caratteristiche del suo linguaggio filmico ( video split, fermimmagine con didascalie etc etc) anche se meno ostentate rispetto ai precedenti.
I movimenti della mdp son ben controllati, le inquadrature riprendono le lezioni di Leone sul western, i movimenti sono precisi e contribuiscono alla suspense che, insieme a una brillante ironia, fa parte della storia. A tale proposito bellissima è la sequenza in cui i Bastardi chiedono al soldato semplice, che poi rilasceranno alcune indicazione, strategiche sulla cartina: i movimenti di macchina nel dialogo sui primi piani dei 3 personaggi e sulla cartina sono assolutamente avvincenti e perfetti.
Dal punto di vista della narrazione Tarantino sappiamo che è un grande burattinaio: i suoi personaggi si muovono bene, così bene da cambiare persino la storia scritta. Ogni tanto ci regala qualche dettaglio di messa in scena splendido ( come il bicchiere di latte che ricorre nei due incontri tra Shonsganna e Landa) o come la pipa alla S. Holmes di Landa stesso, connotandolo fin dal principio come un investigatore più che come un militare.
La prima sequenza di 10 min sull’eccidio della famiglia ebrea posso definirla magistrale: per il ritmo, per le inquadrature, per la capacità di sintetizzare in immagini e parole (il discorso dei ratti) l’essenza dell’olocausto. Altrettanto meravigliosa è l’ultima parte nel cinema dove il sonoro delle sparatorie sullo schermo copre quelle reali, e dove il montaggio alternato tra il soldato che recita nel film e la sua morte effettiva è molto toccante.
Probabilmente dal film si evince un punto di vista americano, e non poteva essere altrimenti. E’ interessante vedere come i vari popoli che si muovono nella storia (italiani, tedeschi, neri) siano connotati con le banali etichettature correnti.
Gli attori sono molto bravi e convicenti, soprattutto l’interprete di Landa. Inoltre: sarà un caso che il primo a morire dell’operazione Kino è proprio il soldato che prima della guerra faceva il critico cinematografico?
Infine i due punti che non mancano mai nei film di Tarantino: la donna come figura di riscatto umano e il cinema.
Anche in questo film le donne sono personaggi positivi e detentrici di valori umani da salvaguardare. Le due protagoniste femminili sono assolutamente bravissime entrambe. Tra l’altro numerose furono le attrice del terzo reich che misero a repentaglio la loro vita come spie. Inoltre nella scena finale di Shonshanna ci aspettiamo ardentemente come pubblico che non spari il colpo finale, per quanto il tema della vendetta fosse già presente in altri film di Tarantino, e qui, a differenza di Kill Bill, la donna davanti al soldato morente ha quella pietas che dovrebbe distinguere l’umanità, anche se le costerà la vita stessa. Ma Shonshanna continuerà a vivere nel gesto audace del montaggio in cui come giovane ebrea dà a tutta la nazione tedesca il suo messaggio, e nel gesto di bruciare così tutto il cinema.
Il cinema, un atto d’amore. Una riflessione per il cinema di propaganda, ma anche per il cinema di Pabst e dei cineasti ebrei nella Germania prenazista. Ma anche il cinema che in qualche modo può cambiare la storia. E se non lo può fare il cinema, in questo caso ci può riuscire un cinema bruciando se stesso. E la chiave vincente di questo film credo sia proprio la possibilità di rivolgersi sia al largo pubblico, come storia di una storia che poteva essere diversa, sia a quello esperto che si può divertire come sempre a cercare riferimenti di altre cinematorgafie.
Il film è anche in qualche modo catartico: per la prima volta gli ebrei li vediamo essi stessi violenti, i ruoli sono ribaltati. E il dilemma rimane questo. Per la prima volta il regista ha fatto un’opera storicamente inquadrata, tra l’altro la violenza delle SS basta da sé e mi chiedo che le circa tre sequenze un po’ splatter fossero così necessarie…a questo punto credo che non ne abbia più bisogno Tarantino: il film regge bene anche da solo, e il suo pubblico la lezione sulla violenza ostentata l’ha ormai compresa.
Bella e attuale anche il discorso sull’uniforme: un uomo non cambia il suo passato togliendosela. E sulla scena finale, quando Pitt traccia l’ennesima svastica in merito, come non pensarla autoreferenziale la domanda “E’ il mio capolavoro?”
Secondo me si, è il capolavoro di Tarantino, perchè l’ho trovato geniale, cresciuto, con alcune cose ancora da rivedere, ma sicuramente il suo film più completo.

 

 

@erika pucci


4 Commenti a questo articolo


  • sicura fosse un punto di domanda dopo “è il mio capolavoro”
    vien voglia di rivederlo, io nella calabash (la pipa di holmes) ho letto più un ostentata presunzione di grandezza, ma credo tu abbia ragione perchè a suo dire Landa si considera un investigatore…
    grazie, proprio bella questa recensione.

    p.s. solo io ho notato che Landa all’inizio (mentre parla con il contadino) è fiero del suo soprannome e poi quando parla con i bastardi (e si sta arrendendo) rinnega tutto? da buon “diplomatico”?

  • Patricia Panebianco

    Non l’ho visto e mi è venuta voglia di vederlo.
    Grazie ad Erika (che non conoscevo) e grazie a Gianni per averla proposta.

  • Gianni Montieri

    io mi sa che me lo riguardo :-)

    comunque ottima recensione, erika, concordo praticamente su tutto. Sprazzi di grande cinema. Ad esempio la scena di quando lei si prepara, si trucca, per “l’evento” cona quella canzone meravigliosa sotto?

    vedere, vedere, vedere

  • Giovanni Catalano

    Un film molto bello.
    Siamo lontani dai capolavori assoluti di QT ma è sicuramente un ottimo film. Post-moderno nella sua babele di citazionismi e nella iper-cinematograficità di ogni sequenza, trovo molto interessante la riflessione sul linguaggio e sul doppiaggio, in fondo è quasi sempre colpa delle parole (o dei numeri) ma non cercherei altri messaggi espliciti su ciò che è bene e ciò che è male, o peggio sul male minore.

    E’ un film non una seria, lucida, profonda analisi o sintesi (fanta-)storica. Non ha questo target anche se per noi italiani tutto è stato ed è fin troppo tragicamente vicino (e reale) per permettere che ci possa NON essere un messaggio culturale di questo tipo.

    Un film divertente in cui si gode ad ogni scalpo della vendetta ebrea e del sadismo di bastardi che uccidono per il gusto di uccidere altri bastardi e non per un ideale. Senza sensi di colpa, loro. E noi che siamo “solo” spettatori?

    Ciao,
    Giovanni

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