Una volta al mese
by Gianni Montieri il 06 ott 2009, in racconti
C’è un ristorante, in un borgo fra Milano e Piacenza, ricavato da una vecchia casa in pietra. Specialità della casa: affettati e gnocco fritto. Io e mio padre ci incontriamo sempre qui, la terza domenica del mese, a pranzo. Da anni.
Quando arrivo lo trovo già seduto, ha scelto un tavolo con vista sull’ingresso. E’ impeccabile come al solito. Completo grigio, cravatta rosso scuro. Quando ero ragazzo mi chiedevo se facesse anche la doccia vestito di tutto punto.
-Ciao pa’, come va?.-
-Abbastanza bene e tu? Ti trovo meglio dell’altra volta.-
-Sarà perché ho ripreso a giocare a pallone.-
-Già.-
-Già.-
Nessuno dei due ha mai parlato molto e non è che sia rimasto troppo da dire.
Prendiamo il menù, lo guardiamo per un po’. Poi, come in cerca di una vecchia confidenza, diciamo a Marco, il proprietario: -fai tu.-
Mentre aspettiamo gli antipasti, al nostro tavolo, si avvicina un uomo.
Ha un’aria strana, vagamente desolata. Alto e magrissimo, la faccia scavata e un gessato che pare averne viste troppe.
-Scusate se mi intrometto.- Dice con forte accento emiliano.
-Prego.- Gli fa mio padre.
-Vengo qui tutti i giorni, ma oggi proprio non riesco a mangiare da solo.
Mio padre lo guarda per qualche istante. Poi guarda me, sorride e dice:
- prego si sieda.-
L’uomo, avrà sessant’anni o giù di lì, si siede come se fosse la cosa più normale del mondo e comincia a parlare come se ci conoscesse da anni. Questo arriva e in poco più di un’ora dice più cose di quante io e mio padre ce ne siamo dette negli ultimi mesi. Racconta tutta una storia di quando era giovane e aveva ricevuto un vigneto in eredità. Di che qualità portentosa di Gutturnio producesse. Un vino, racconta, che avrebbe resuscitato i morti. Un profumo a cui nemmeno un astemio avrebbe resistito. Anni meravigliosi, dice, anni felici. Vino e felicità. Di pari passo. Più vino produceva, più le cose gli giravano bene.
-Poi cos’è successo?- dice mio padre, interrompendolo.-
Il volto gli si rabbuia, ma solo per un attimo, e risponde: -Poi è cambiato il vento.-
-Adesso devo proprio andare- e mette i soldi del conto sul tavolo.
-Prenda almeno un caffé.- dico senza troppa convinzione.
-No, si è fatto davvero tardi, grazie della compagnia, arrivederci.- Si alza ed esce.
Dopo un po’ io e mio padre facciamo due passi fino alla sua macchina, senza dire nulla. Arrivati al parcheggio, dico:
-certo che era un tipo strano.-
-No, non era stano, era solo.-
Ci abbracciamo, poi lui sale in auto. Mette in moto e parte.
Credo non gli piaccia vedermi andar via.
@gianni montieri

ottobre 6th, 2009 on 16:23
bellissimo Gianni, esattamente quello che intendevo – non tanto “cosa” avverrà, quanto “come” avverrà, … tu hai reso ottimamente il “come”.
ottobre 7th, 2009 on 17:01
lo ricordo Gianni, ero arrivata da poco in officina e all’epoca quella sezione era abbastanza frequentata.
oggi, come allora, ritrovo le stesse sensazioni, la tua mano pulita nella scrittura, l’essenzialità delle cose evocate.
grazie, Anna
ottobre 8th, 2009 on 19:04
già, concordo con quanto detto dai precedenti commentatori. hai molto talento nel far percepire i pensieri, i sentimenti, le situazioni attraverso una narrazione piana e la focalizzazione su piccole cose, “mozziconi” di dialogo
ottobre 11th, 2009 on 00:18
ciao “quelladiancona” praticamente resteremo sempre nel dubbio di sapere chi sei
ma a pparte gli scherzi, grazie…bello “mozziconi” di dialogo.
grazie anche a nàtalia ed anna…visite sempre gradite le vostre
ottobre 11th, 2009 on 01:00
ah, bè, sai… un nome vale l’altro dato che non possiedo un “profilo virtuale” (e il nome “quelladiancona” mi era utile per far capire che sono la stessa persona che ti aveva interpellato nell’altro blog)…
ottobre 11th, 2009 on 16:29
anche io ricordo questo racconto e come allora ho rivisto tutto come allora.
bravo già, un abbraccio
quelladipadova saluta quelladiancona
(quelladellescarperosse)
ottobre 11th, 2009 on 17:17
eh eh ciao antoooooooooooooo….
quelladiancona potresti essere quella ragazza bonda seduta di fianco a me? quella che mi ha fatto i complimenti quella sera?
ottobre 12th, 2009 on 00:21
ah ah… mi sa che stiamo degenerando..
saluto quelladipadova…
no, sono bruna… non ho la più pallida idea di dove fossi seduto tu, e l’unica cosa che ho fatto è stata borbottare di protesta per il fatto che ti avevano dato un punteggio basso (attenendomi al fatto che il pubblico era stato incoraggiato a esprimere, eventualmente, dissenso nei confronti dei voti dei giudici popolari)
ottobre 12th, 2009 on 08:49
stabilito chi non sei…
ricordati che qui sei la benvenuta