I grandi laghi – di Barbara Coacci
by Gianni Montieri il 28 ott 2009, in racconti

L’ambulatorio era ancora chiuso e si erano seduti ad aspettare su una delle due panchine di fianco all’ingresso. Qualcuno aveva lasciato lì una rivista. La copertina mostrava una cartina greografica del Canada.
“I grandi laghi” disse.
“Bei posti” disse il vecchio seduto accanto a lui.
“Già” rispose l’uomo dei grandi laghi.
Era lì che andava a trascorrere le sue vacanze estive ai tempi dell’università. Ancora ricordava lo slogan sul depliant: “il più grande bacino d’acqua dolce del mondo”.
“Avevo una fidanzata, laggiù” disse ancora.
Il vecchio annuì, sfregandosi il mento con la mano.
Kelly lo accompagnò per tre folgoranti anni accademici, poi conobbe qualcuno laggiù, rimase incinta e non tornò più in Italia. Tutte le volte che si riferiva a quei luoghi gli veniva di chiamarli “laggiù”, come se si trovassero in basso, da qualche parte sotto i suoi piedi.
Non gli sembrava più neanche la sua vita, quella.
“Kelly da Cleveland” disse. “Più o meno un secolo fa. Poi ho smesso, con l’Univesità e con tutto il resto”.
Il vecchio si rigirava tra le mani un pacchetto di sigarette. Ogni tanto toglieva gli occhiali e si asciugava il sudore da sotto gli occhi con un fazzoletto.
“Ho cominciato a fumare con l’arrivo dei polacchi” disse, “allora le sigarette costavano poco”.
L’uomo dei grandi laghi accennò un sorriso.
“E quanto mi piaceva fumare a letto” disse ancora il vecchio. “Mia moglie faceva su un casino, tutte le sere era la stessa scena. Ci eravamo affezionati a quelle litigate serali, io e mia moglie, per questo non ho mai cambiato abitudine”.
Rise mentre tentava di estrarre l’accendino dalla tasca dei pantaloni. Quando vi riuscì emise una specie di grugnito.
“Io non fumo, non ho mai fumato, eppure il cancro mi ha trovato lo stesso” disse l’uomo dei grandi laghi.
“Mi spiace” disse il vecchio. Fissava l’accendino come se dovesse trovare in quell’oggetto qualcos’altro da dire.
Rimasero entrambi in silenzio, lo sguardo basso sull’ombra ampia della palma che campeggiava in mezzo al cortile.
L’uomo dei grandi laghi registrava i rumori intorno a loro: le folate di vento caldissimo, il cigolio di un’altalena, la serranda elettrica di un garage, qualche rara auto nella calura e, quando tutto si placava per pochi istanti, un cielo immobile che teneva insieme i tetti.
“Io non ce l’ho avuta una moglie” disse l’uomo dei grandi laghi.
“Io non ce l’ho più” rispose il vecchio.
Un paio di tacchi da donna in avvicinamento li fece voltare verso la direzione di provenienza di quel suono ritmico e asciutto.
La guardarono sfilare davanti a loro e allontanarsi, dritta sulle gambe e a testa alta.
“Ha tutti i motivi per essere ancora così fiera” disse l’uomo dei grandi laghi.
“Sì” rispose l’altro, poi guardò l’orologio. “La dottoressa è in ritardo” disse.
“Io non ho fretta” rispose l’uomo dei grandi laghi.
L’altro rimise l’accendino in tasca e non disse più niente.
@ racconto di barbara coacci 2009/2010

ottobre 28th, 2009 on 16:05
si, finalmente sei tornata
novembre 3rd, 2009 on 13:26
che bella scrittura…mi piace.
novembre 4th, 2009 on 19:03
grazie a bà (sì, finalmente sono tornata, soprattutto in me) e a Giovanni (anche tu, come il padrone di casa, scrivi di Milano, a quanto leggo)
novembre 5th, 2009 on 08:48
Grazie a te Barbara, è stato bello leggerti
eh riguardo a Milano, si… non si può non scrivere di Milano
@Gianni…non ti scordare di stasera!
Ciao,
Giovanni
novembre 7th, 2009 on 01:08
coacci…qui è casa tua…ospitarti per me è un piacere ed un onore. La mia carver in gonnella
novembre 16th, 2009 on 01:50
Credo, se ho ben intuito, che il paragone carveriano di Gianni non sia sbagliato.
Scrittura essenziale e lirica al contempo: suggestiva.