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Manuela Dago – Anelli senza dita e altre poesie

by Gianni Montieri il 02 feb 2010, in Poesia

berlino

 

 

 

 

 

 

Manuela Dago, ecco una che lascia il segno. Consiglio la lettura di queste poesie. Scrittura che tocca, prende allo stomaco. Roba che non dimentichi.

 

ANELLI SENZA DITA

I corpi sono tronchi
in cui puoi vedere
gli anni a venire.

I nostri piedi sono le scarpe
di chi ci ha alzati per le braccia
e ci ha insegnato a camminare.

La trama della pelle si ricava
dalla stoffa che stringeva la pancia
di tua madre in gravidanza.

Gli anelli che scegliamo
potrebbero
dimezzarci le dita

per abbracciare i tronchi
inflilare le scarpe
o sfiorare la stoffa

ma tanto passa sempre
dai palmi la linea della vita.

 

SETTEMBRE

Le mie ginocchia piegate
sono due teste calve
a picco sull’estate
e l’estate è una carogna puzzolente
che si disfa tra le mani
concima il settembre che scende dai tetti.
Io che sui tetti vorrei vivere
mi attorciglio ogni anno
giù dal muro
per ritrovarmi allineata
coi piedi alla strada,
la mia sterrata
con una corda d’erba nel mezzo
di quelle che avvallano il terreno,
la fine nel fianco
d’erba di collina
e il verde sempre lo stesso
di quando ero bambina.

 

LACRIME DA ALLEVAMENTO/CRY-BOY

E se invece di lacrime
piangessimo guance?

Guance sbattute giù come bistecche
cavalli manzi e buoi interi
schiaffati al suolo inermi
molli e senza l’osso.
Carne cruda sana
macinata fine
dal macellaio sottocasa
che ti mandava a comprare tua madre
quando lei era malata.

Lacrime da allevamento
cresciute dentro
foraggiate dai barlumi di dolcezza
della vita che matura
e si ripara tra le sponde dei letti
sempre sproporzionati
ai nostri desideri.

Non sai fino in fondo cosa mangi
e non sai fino in fondo cosa piangi.

 

AL MIO CARO BAMBINO

Caro bambino
munto dallo specchio.
Caro bambino
allungato dal soffitto
che tira da una parte
e dal pavimento
che tira dall’altra.
Hai cambiato troppo spesso la lampadina
della pura luce
prima che si fulminasse
per paura di rimanere al buio.
Caro bambino
piccolo è il mondo
e noi siamo fatti su misura.
Nello specchio mentre ti chiedi
scusa tu non sei più un bambino
la pura luce non esiste più
esistono solo centrali elettriche
che impagliano il cuore per farti vivere per sempre
immobile.

Caro bambino
ti è saltato il cuore in bocca
la prima volta
che i mostri sono usciti dal buio
ma poi ti sei abituato no?
Ti-sei-abituato-o-no?

 

(SENZA TITOLO)

Le mie parti dure
sono i calli dell’infanzia
rinvenuti
e venerati come fossili
sotto una teca
di sensi di colpa.

@ poesie di Manuela Dago

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5 Commenti a questo articolo

  • fernirosso

    non le trovo parole dure, crude sì.
    La crudezza o la crudeltà, anche nella parola, fanno parte del verba-rio che ogni giorno ci lambisce il segno, ci estirpa il sogno di vedere ogni istante…tante volte lo stesso immondo mondo come un globo che ruzzola dal nostro occhio-antichissimo cocchio, tra i globuli del sangue, affetti di vir-ali, effetti di malattie sempre più congenite o congeniali all’impoverimento dei nostri urani, all’abbassamento dei nostri monti Ur-ali che ci portano nel web, in caccia, frodando le nostre solitudini, quelle in cui, da sempre, ci siamo chiusi e poi rinchiusi, tempo dopo tempo, in un tempo omo-gene-o, di cui non abbiamo l’ovulo, che non possiamo fecondare se non con date, dati, esercizi-eserciti che ci crocifiggono di vuoti frasari, falsi arma-mentari.
    Al muro non c’è il chi-odo, ma solo un pezzo d’acciaio: io che non arrugginisco mai la voglia di non cambiare.
    grazie,ferni

  • Gianni Montieri

    ciao ferni, i tuoi commenti aggiungono sempre qualcosa. non sono mai banali, proprio come le poesie di manuela.

    grazie del passaggio

  • Luigi B.

    Davvero lucide queste parole di Manuela Dago. Sembrano schernirsi sarcasticamente dei “dolori del mondo” e di scrive. E per chiunque trovi qualcosa da ridire per questo, risuona sempre la stessa domanda ripetuta due volte: ti sei abituato o no?

  • Enrico Quaroni

    Queste poesie sono crude, senza fronzoli e “ficcanti”. Entrano sotto le unghie e non se ne vogliono andare. Non si prova imbarazzo ad indagare nell’intimità composta di Manuela. Non si leggono superficialità e nuda ispirazione nei versi. Non si prova fastidio nel rileggerle più volte. Si sente lo studio profondo e lento di un fiume di parole. Brava Manuela. Con affetto. Enrico

  • Gianni Montieri

    grazie a luigi e a enrico al quale do il benvenuto..e grazie ancora a manuela :-)

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