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14 05 2012
by Gianni Montieri on mag.15, 2012, under Poesia

Due che dormono sul treno
seduti l’una accanto all’altro
la ragazza reclina il capo di lato
quasi tocca la spalla dell’uomo
che sta più dritto ma cade
di tanto in tanto, scivolando
nel sonno, verso i capelli di lei.
Non si conoscono. Una è salita
a Padova l’altro forse dopo
mai sapranno di essersi sfiorati
in una sconosciuta tenerezza
dietro quali faccende si perderanno
dove li condurrà l’incedere del giorno.
Offside
by Gianni Montieri on mag.10, 2012, under Poesia

C’erano ampi margini, confini
e scatti da fare sul fondo, e l’erba
tagliata male. Crossare al centro.
Uno a saltare di testa, potevamo
crescere, raddoppiare in difesa
al calar del sole: grida di madri
tre, quattro speranze in coda
al giorno, fare ordine e buonanotte.
Poi cosa è successo? Uno ha preso
un treno, uno è saltato di testa
o per aria. Alcuni sono rimasti
all’intervallo e non si rivestono
un altro ha ancora su la maglia
aspetta il lancio in verticale,
la svolta, ma non ci sono piedi
buoni, né arbitro, guardalinee,
non c’è pubblico, non c’è tribuna
solo il replay di un fuorigioco
fischiato da nessuno.
gianni montieri – 2012 – inedito
17 04 2012
by Gianni Montieri on apr.23, 2012, under Poesia

Sei euro all’ora mi pare, in nero
egiziani, senegalesi, senza permesso
di soggiorno, allestiscono gli stand
per il Salone del Mobile. Tommaso
mi ricorda quanto sia importante
per la città, allude all’indotto,
alla risonanza dell’evento. Ha ragione.
Il meccanismo funziona se tutto gira
ma non tutto quadra, allora osservo
il sole rapido comparso a Porta Venezia
i nostri bicchieri quasi vuoti: anche questo
c’entra con le feste del Salone, con i taxi
e con chi non potrà curarsi in ospedale.
Luciano e Marilena ridono, scatto una foto
è un bel momento, lo voglio ricordare.
gianni montieri – inediti 2012
Salone del mobile
by Gianni Montieri on apr.17, 2012, under Poesia

Ok, non ho niente
contro il salone del mobile
non ho niente contro Il Mobile
non ce l’ho nemmeno col design.
Non sopporto gli eventi
i sorrisi dei dementi
in cravattina nera a nodo stretto
coi pantaloni infilati nelle chiappe
che bramano il party, la cena
che pena, Milano diventa questo:
superficie liscia che non amo.
gianni montieri – inedito 2011
(a L.B.)
by Gianni Montieri on apr.10, 2012, under Poesia

Le cinque del mattino, l’ombra
dai tetti dalla tua finestra si dirada
Bologna dormirà per poco ancora
tu intanto hai già scritto, bevuto
forse un caffè o non ancora
non importa. Contano le lotte
tra le parole e la storia a venire
l’ordine consentito e il necessario.
Uno dei tuoi Mac accesi, l’ovvio
da tenere distante dai margini
ogni frase riuscita è un finale
fuori intanto si fa più chiaro
non si inventa nulla, non è vero?
Anche il giornale lo prendi prima
so che non è per essere diverso
è soltanto per essere te stesso.
inediti 2012 – gianni montieri
…
by Gianni Montieri on apr.04, 2012, under Poesia

Ecco quel che mi ha detto Barbara:
“prendi nota, fallo anche per me,
tenere duro serve sempre, così
come sperare, tornare a dormire”.
Allora l’ho abbracciata, dopo
sono arrivati i nostri caffè ristretti
due colleghi per un saluto veloce
e Milano ci ha dispersi tra la folla
come accade anche agli amici
al termine di ogni pausa pranzo.
inediti 2012 – gianni montieri
Non c’è verso
by Gianni Montieri on mar.10, 2012, under Poesia

Non c’è verso non ho imparato
in alcun modo a preparare cena
non è mancanza di talento, di fame
tu lo sai, è la pigrizia. I tre metri
dal divano ai fornelli a una cert’ora
mi massacrano ma qui pure sfogliare
un libro è faticoso, chiuso in una casa
che non fa più casa, fa alloggio precario,
pareti ampie a cui mancano le tue foto
questo verde che ora pare assurdo.
Il lettore dvd non l’ho fatto riparare
e ho in sospeso la questione prolunghe,
caffettiera e tostapane da sostituire
una buona idea sarebbe uscire fuori
la seconda di cercare un’altra casa
la terza, bada bene è solo un’ipotesi,
saresti tu con le tue borse senza fondo
zeppe di vita e i tuoi occhi allineati
in miracolosa corrispondenza dei miei.
gianni montieri – inedito 2012
…
by Gianni Montieri on mar.07, 2012, under Poesia

Per adesso mi ricordo:
la vista dei tetti di Bologna
di Venezia, le zattere di notte
i tuoi occhi in mezzo al buio
uno squarcio tra le nubi
di un aprile qualunque
qui in tangenziale ovest
per Napoli scelgo i gesti lenti
di mia madre, il suo aver cura
il lato (sempre lo stesso)
della bici da cui scendeva nonno
un ragazzino che arrossiva,
l’uomo partito tempo dopo
il Lido Airone negli anni ‘70:
facevamo salti meravigliosi
dal muretto dietro al jukebox.
inedito 2012 – gianni montieri
Tutte le volte
by Gianni Montieri on mar.05, 2012, under Poesia

(a B.C.)
Tutte le volte che mi hai salvato
c’è sempre un fondo più profondo
ad averlo toccato, lo si impara
lì dove non c’è più appiglio
stanno le tue mani (mentre
i tuoi occhi altrove nei saliscendi,
nei “non c’è campo”)
tese a tirarmi su dal fango
anche quando non ci sei.
gianni montieri – inedito 2012
Lettera a Lucio
by Gianni Montieri on mar.01, 2012, under racconti

Caro Lucio ti scrivo. Lo so è stupido ma è trent’anni che volevo fare questa cosa, per il mio vecchio vizio di cambiare le canzoni. Ti scrivo oggi che sei morto, in Svizzera tra l’altro, ma cosa ti è saltato in mente? In Svizzera ci si va per evadere le tasse mica a morire. Volevo dirti una cosa tanto (prima di tutto) per fare chiarezza, volevo dirti che i tuoi ultimi album non mi sono piaciuti, mi sembrava non fossi più tu. Eri tu, naturalmente, ma eri un tu che sembrava non appartenermi più. Mi rifugiavo, dentro il grande archivio di youtube, nelle tue canzoni più vecchie, in quelle canzoni a cui nessuno che abbia un minimo senso per la musica, una passione qualunque sia, può rinunciare. Ho saputo della tua morte durante la pausa pranzo, ero in libreria, manco a farlo apposta tenevo in mano il nuovo libro di Francesco Guccini, che ho subito messo via per non passargli la sfiga, o che ne so. A dispetto di quello che ho appena scritto, ho scelto per ricordarti (su facebook e dove se no?) una tua canzone relativamente recente “Domani” del 1996. L’ho scelta per due motivi, perché ho immaginato che nessuno l’avrebbe scelta e perché mi serviva. Ti sorprendi? Sei appena morto e già ti ho usato di nuovo. Che ti aspettavi? Quella canzone non ti apparteneva più da anni, come tutte le altre. Le tue canzoni sono tutte nostre, quelle non ci mancheranno. Anzi ora arriveranno fiumi di Raccolte, qualche inedito, quindi da quel punto di vista possiamo stare tranquilli. Ma con te, invece? Con te come facciamo Lucio? Tu ci mancherai, o meglio a me mancherai, eri simpatico, molto. Simpatico nella maniera in cui può esserlo uno che non si conosce di persona, eri divertente nelle cose che raccontavi, per come le raccontavi. Ricordo, ad esempio, un vecchio servizio in televisione (credo fosse sulla vita notturna delle città), dove parlavi dei tuoi giri notturni, del prendere i giornali all’edicola appena usciti, bere il cappuccino al bar alle quattro di mattina e poi correre a casa, al cesso. I poteri del cappuccino. Ho riso molto, la sapevi raccontare. Un ricordo più recente è legato al tour che hai fatto con De Gregori l’anno scorso :“Work in progress”, presentasti alla tua maniera “Santa Lucia” e mi commuovesti e divertisti. Lacrime in entrambi i casi. Dicesti che quella canzone l’avevi ascoltata la prima volta tornando in macchina (una Diane) dalle Tremiti, che quando partì il brano dovesti fermarti per la commozione e, cito testualmente, aggiungesti: “Sarei uno stronzo se vi dicessi che ho pianto e infatti ve lo dico: ho pianto”. Continuasti spiegando che la forza delle canzoni è una forza minima, ma quando ti acchiappa, ti sconvolge. Ora, dovessi fare un elenco delle tue canzoni e dire in quante di queste ho trovato quella “forza minima” non la finirei più. Allora ne scelgo solo tre, tre che ascolto di continuo, tre che ogni volta succede quella roba lì, che dicevi tu: Cara, Telefonami tra vent’anni e Quale allegria. Se dovessi ringraziarti lo farei per quei tre brani, ma non basterebbero i grazie, ce ne vorrebbero migliaia. Me le riascolto e mentre le riascolto ti penso, penso ai tuoi cappellini, agli occhialini, penso a Bologna, penso a mia madre che ballava con me in braccio “A modo mio……”, penso a tutte le volte che ti fregherò le canzoni perché mi serviranno e a tutte quelle altre in cui le ascolterò perché mi faranno stare meglio. Ecco, ti ho scritto caro Lucio, scusa ma non me la sento di dirti: A presto.
