Inassenzadimetri

Poesia

RITARDI

by Gianni Montieri on ago.16, 2010, under Poesia

berlino - foto di gianni montieri

 

 

 

 

 

 

 

 

Le cose da dire
davanti a treni in partenza
quando la folla sui i binari
l’imbarazzo di un saluto
rendono le mezze frasi
più facili da sopportare

quando l’annuncio di un ritardo
copre le voci e la fretta
evita lo scandaglio di uno sguardo
e allora baci, saluti
“ti metto su la borsa”
“chiama quando arrivi”
“a presto”
e correre via alla metro
riservare tutto a un altro tempo
che non verrà.

 

@ gianni montieri – inediti 2010

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AA.VV. poetarum silva –

by Gianni Montieri on lug.28, 2010, under Poesia

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E’ uscita da poco l’antologia figlia (o madre) del blog letterario collettivo Poetarum Silva.
E’ la solita antologia che non porta da nessuna parte? E’ un progetto? Un’idea destinata a crescere? Un manifesto? Forse niente di tutto questo, le definizioni sono eccessive o restrittive ma sono definizioni.
Io dico che questo è il nostro modo di venirvela a raccontare. Farvi sentire la forza delle parole. Che sia prosa o poesia è un tentativo di venirvi a cercare, speriamo di essere abbastanza bravi da trovarvi. Ci abbiamo messo convinzione e onestà e nessuna spocchia.
Ora sta a voi, leggeteci, cercate il libro o venite a leggerci sul nostro blog

gianni montieri

i testi (prosa e poesia) sono di:
Alessandro Assiri, Cristina Bove, Enzo Campi, Giovanni Campi, Natàlia Castaldi, Giovanni Catalano, Stefania Crozzoletti, Glo’ D’alessandro, Luigi Di Costanzo, Gabriella Garofalo, Federica Gramiccia, Vincenzo Mancuso, Luciano Mazziotta, Silvia Molesini, Arturo Moll, Gianni Montieri, Andrea Pomella, Anna Maria Salvini, Antonella Taravella, Antonella Troisi.

 

ALESSANDRO ASSIRI

ho un mondo per bastarti
lo coloro a bassa voce
con gli alberi e i serpenti
per fare spazio al corpo
si è frugato la memoria
qualcuno ha perso un figlio
o una pagina di storia

 

GIOVANNI CATALANO

Le lenzuola di flanella

Quando dei volti amati
si perderanno i tratti e resteranno
le stanze senza musica

o nella cenere delle mansarde
le borse di pelle
piene di carte di giornale
accartocciate,
i due cappelli di lana,
un vecchio abete artificiale.

Nemmeno noi
che di questa vita
abbiamo amato gli angoli
e nella notte gli altri
poco prima di svegliarsi.

Persino noi,
la stessa distanza.

Piegati in due
a far combaciare i lembi
tra l’indice e il pollice

e un passo contro l’altro,
in due, in quattro, in otto.

 

STEFANIA CROZZOLETTI

QUESTO STARE

Tra i confini del mio territorio
rimango, animale a sangue freddo
e gelida ti chiedo se sia
- questo stare – conquista
o resa truccata
con i colori del sonno.

Ho deposto da qualche parte
piccole uova – tiepide -
le ritroverò spaccate
gusci estranei al contenuto.
Basterà guardare il risultato senza
parlare o rivendicare meriti.

La mancanza è finalmente disegnata.
Riconosciuta.
Credere è una debolezza.

 

GIANNI MONTIERI

AVREI VOLUTO

Io poi
avrei voluto scrivere qualcosa
sui ragazzi di Torino
saper descrivere le facce

essere dentro le parole
fra i rumori delle macchine:
(La tredicesima in arrivo
la piccola è cresciuta
il natale è per loro…
fa un caldo boia qui dentro
si schiatta….)

avrei voluto vederli arrivare
alla fine del turno
sporchi e pieni di fatica
trascinarsi alla fermata
sorridere sulla soglia
- faccio la doccia e arrivo –
- ti aspetto amore mio

ti aspetto – .

(ai morti della Thyssen)

 

ANNA SALVINI

Stabilire la dinamica dell’esserci
come sostare in curva
al prossimo temporale

la forza d’urto alla reazione
della vita, il cedimento sulla porta
tutta la grazia elastica del sangue

(attimo in cui l’avvenire vince l’attrito)

La meccanica del sorriso
non è un dejà-vu
regola, applicazione

è pura eccezione ad ogni accenno
di bonaccia
un vetro spiaggiato, qualcosa
che nell’andare resta.

 

SILVIA MOLESINI

Suonelli, gingillini.
Una crescita ardente.
Dove andavano dunque i bambini?

Ripetizioni sincere e
santi numi.
Ridiventavano dentr’in fiore sbocci.

Ah l’avessi saputo che
non c’entrava più
me ne sarei staccato liberamente

e l’isola epossidica de
divenire pertinente sente
un grande desiderio in contro.

Ma l’isola l’isola
l’isola
incroccata nell’antro furente

quanti anni diceva che aveva
l’isola
nel sacrato continente

dopodiché se ne andava
a firmare le carte e a deporre
niente niente

un po’ di me?
Paciugo inglorioso
asfittica e pastoia

dente di cane e dente
di leone.
E latte di gallina, toh

che si sappia! l’arlecchina
blu sorella e musa del
bel poeta muto

le giunga al cuore l’urto.

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Ago e filo (inedito 2010)

by Gianni Montieri on giu.28, 2010, under Poesia

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Rammento e poco più giù rammendo
piccoli tagli, scuciture, fori d’entrata
dalla finestra vedo un albero in fiore
salire su un muro color mattone
e questo (come non saprei spiegarlo)
mi pare un segnale, un’intenzione

metto in ordine la stanza, spolvero
ieri sera non hai telefonato, non importa
sei così presente, talmente ovunque
che sentirti o non sentirti non cambia
lo stato delle cose, il ritmo irregolare,
lo sciogliersi del sangue

con la scopa tiro via
le ragnatele ma lascio stare i ragni
credo portino bene. Ho spostato le tue maglie
ora hai un ripiano intero e tutto me

il pavimento è da lavare o basterà spazzarlo?

E dietro questa avrei altre domande:
il nuovo di Pusterla è bello come sembra?
Tu questo venerdì arriverai? Intanto
almeno la pioggia ha smesso di cadere
io mi sposto in mutande sul divano
in preda a qualche dubbio.

 

@gianni montieri giugno 2010

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Anna Maria Carpi – poesia

by Gianni Montieri on giu.23, 2010, under Poesia

Ieri su City, è stata pubblicata una bellissima poesia di Anna Maria Carpi. Me ne sono innamorato.

 

Qui sul mio tavolo:
ho la luce accesa,
una tazza tedesca di Bayreuth,
la biro e nella scatola
che ho foderato io di carta a fiori
la gomma e il temperino
il rotolo di scotch la cucitrice,
Rapid One, è svedese.
Guardali, ad uno ad uno,
non pensare, non muoverti.
Solo un metro più sotto
c’è la disperazione.
Ancora un’ora, poi berrai qualcosa,
poi guarderai le mail, il telegiornale,
poi qualcuno telefona.

 

@ Anna Maria Carpi

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Poetry slam di mestre – miei testi

by Gianni Montieri on giu.15, 2010, under Poesia

DSCI0031

 

 

 

 

1)

Certi giorni c’era un mare di mezzo
lui fermo sulla spiaggia a contarsi le paure
lei chissà dove, in una rete di pensieri

i pescatori non uscivano
e non era brutto tempo, erano i pesci
pesci che non c’erano più
scomparsi i tonni, i pescespada
nessuna notizia di frattaglie, saraghi e alici
per non parlare dei merluzzi
quello a guardar bene non era proprio un male

c’era stato un tempo di rastrelli, palette
di castelli di sabbia, sabbia umida
teoremi di baci e creme applicate
tempi in cui il mare faceva il mare:
mutava il colore a seconda dei riflessi
faceva alta e bassa marea
e potrei giurarlo: bagnava

allora lei gli parlava, lo guardava inclinando
la testa in quel modo che era suo soltanto
lo teneva stretto, hai presente?
Quelle volte il mare sapeva stare al suo posto
stando loro di fronte o piuttosto di fianco.

 

2)

L’ORA DEL BAGNO

Del mare ricordo una finestra
vernice scrostata sulle imposte
stranieri fermi ai rondò
in attesa di carico
per lavori da mezza giornata

dietro il mare: la statale
lunga fino al Lazio
macchine con brava gente in coda
per le ragazzine, per scopare

il lungomare una sterpaglia
baracche, case mai finite
cartelli divelti e zanzare
prima di un lido, un morto ammazzato

ricordo questo del mio mare
e altro ancora

io e mia sorella ridevamo sempre
come fanno i bambini al mare
per noi contava soltanto l’ora
in cui entrare in acqua
qualunque fosse il suo colore

non ho mai visto gabbiani sul mio mare
qualche volta aquiloni colorati: bellissimi.

 

3)
Di una sera, di un cambio di clima

Faceva buio dietro il promontorio
più giù lungo l’arenile
insieme ad ombrelloni accatastati
sbiadivano i contorni di un’estate
sfumando in una schiena sul pontile

-il capolinea-

la sabbia si adeguava
disperdendo con le impronte
le tracce di luglio – di noi –

alla mia sinistra: il mare
l’ultimo punto fermo.

 

4)
BACI DAL SALENTO

Il mare mi serve
così come l’inerpicarsi delle curve
sulla strada fra Leuca e Otranto
ho bisogno di tenere la sinistra
a contatto con la roccia
e l’occhio aperto sopra l’acqua
un’alternanza di strapiombi

-Castro è una luce inattesa-

accosto al parapetto con prudenza
spettatore immobile.

 

5)
VENTO

Non hanno destino queste prue
appoggiate ai lati del palco
questo mare, al momento,
da non solcare

l’uomo in barba bianca e occhiali
ha la voce bassa, d’altra timidezza
non è uno da applausi

sarà il vento del porto
ma quel che dice arriva dritto
-conforta-

noi stiamo seduti, non andiamo
contiamo nelle nostre storie da un minuto
ancorati ad un canto fuori tempo.

 

6)
PROMEMORIA

Imparassimo almeno dalle foglie
cadere nella stagione giusta
mantenendo un tono di decoro
la scelta del colore

non essere bandiere
vittime del vento
di prematuri cambi d’opinione

-chiedersi del volo-

fuori dallo stormo come l’aquila
o l’armonico motivo del migrare

davanti al mare
per una volta non accontentarsi.

 

testo al buio allo scontro finale :
7)

RESTYLING

Di questi tempi è pieno di gru
la città si espande verso l’alto
da ottomila al metro quadro

(non ci sfioriamo, non ci parliamo
gli extracomunitari puzzano
la 90 prendila tu)

anche Marta va in analisi
non cena mai al cinese
“vai a sapere che ci mettono in quei fritti”

Milano sarà perfetta, in tempo per l’expo
piazza Duomo ripulita ancora più rettangolare
-via i piccioni, via i neri e i braccialetti-

stamattina ci siamo salutati
ti ho detto ciao, mi hai dato un bacio
io uno zaino, tu una borsa
io Londra, tu altrove
cos’ha Milano che non va?

 

testi 1,2,3,4 inediti

testi 5/6/7 tratti da futuro semplice – lietocolle 2010

@ gianni montieri

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Corale per Opera Prima – AA.VV.

by Gianni Montieri on giu.08, 2010, under Poesia, eventi

CORALE

 

 

 

 

 

 

antologia per festeggiare i 25 anni di Lietocolle – 87 autori che hanno realizzato la loro opera prima con la casa editrice di faloppio. qui alcuni testi:

 

Gianni Montieri

CON-TATTO (a M. e D.)

Scopriamo margini di solitudine, nervi a contatto
riflessioni da commettere davanti a specchi opachi
e ancora tanta dolcezza al fuoco

conosco una donna che emigrerà al contrario
un sorriso diretto senza scali e gli occhi
dell’uomo che l’aspetta colmi di sostanza

c’è un miramare adesso
e questa muta di cani
una speranza sguinzagliata
appena in tempo fuori dal cortile.

 

Anna Toscano

MARZO CON LA NEVE

La neve di marzo è come
la tua orma sulle mie lenzuola,
una euforia interrotta
l’eco di un silenzio.

La neve a marzo è prendere
la panna con le mani,
leccare il cucchiaio dell’impasto
uvette sparse sul tavolo.

Marzo con la neve è assopirsi
nel calore della tua parte di letto,
e svegliarsi con la primavera
impigliata tra i capelli.

 

Carla Saracino

Una volta sono stato amato
dentro un canneto fatto di sole
che s’appiccava, come un camino vuoto
d’estate sa essere il particolare d’una casa
in vendita.
Sono stato amato molto. E molto ho
dovuto disobbedire a me stesso per mettere
in parola quell’ansia d’essere diventato amante.

 

Luca Baldoni

LETTURA D’INFANZIA: LA REGINA DELLE NEVI

Sogno gelato in cui un bambino
bello dai capelli lunghi e neri

in un enorme salone abbandonato

non riusciva più a comporre
le cifre del suo nome.

 

Marco Annicchiarico

SETTE E QUARANTA

Uscire dalla città
costa poco,
solo il pedaggio
del risveglio
e qualche pensiero
di seconda mano.

Ai lati, fiori di pesco
e case popolari.
Io per primo,
quando passo,
giro lo sguardo
dalla parte che non aspetta.

Se solo fosse più tardi,
ti chiamerei,
inventando il nome
e insieme
la strada per tornare.

 

Anna Ruotolo

DISSI “RACCONTAMI UNA STORIA”
E MANUELA COMINCIO…

Stacchi la mano del codino
che hai rigirato per minuti
tra le tue dita minuscole e chiare,
lanci le parole contro di me
e si alza una polvere di lucciole,
sparito il mare dietro la tua piccola
nuca, contro i miei occhi si rifà
per tremori e ed ombre siderali.
Eppure sostiamo in un vialetto conosciuto,
c’è la nostra jeep, le luminarie dei lidi
qualche gelato che profuma la bocca
ma dici le storie come l’apparizione celeste
le eclissi, gli impercettibili movimenti
della crosta, la corsa e la morte di una stella.
Come avrei voluto sentirmi raccontare così
questa, l’altra, ogni vita sulla terra.

 

Salvatore Sblando

COME NOI

Concedo tutto me stesso ad una passeggiata
di portici e schiamazzi, di profumi ed erbe
di vento e di bandiere.
Siamo in questo esistere di cose non dette
un garbuglio di giochi e silenzi
nell’abbandono di un’apparenza disattesa

Parliamo di strade, fra mendici e rimandi
di vento, solitudini d’asfalto e sigarette.
Preghiamo ché sia la distanza
l’inappetenza del destino a renderci
singolare moltitudine fra specchi deformati

E che non sia la curva di una rotaia
ad indicarci la precisa direzione.

 

Silvia Rosa

ISTRUZIONI PER L’USO

Spogliami lentamente
sfilami prima il nome
poi il cuore
in ultimo strappami via la mente.
Ricorda di starmi sulla pelle
in verticale
premendo come peso a piombo
tra le cosce sullo sterno
aderendo bene al solco vivo
del volto.
Ondeggia sempre dalla parte
opposta alla mia direzione,
non cedere alla tentazione
di un rotondo abbraccio
mantieni la tua forma
la linea nera di demarcazione.
Chiudi sempre ogni porta:
si capisce che se scappo
tu non puoi restare

del resto non si è mai vista
un’Ombra
senza nulla da macchiare.

 

per ordinare il libro qui:

Lietocolle

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LIQUIDA (a A.T.)

by Gianni Montieri on mag.25, 2010, under Poesia

venezia

venezia

 

 

 

 

 

 

Mi parli di una città svenuta
movimenti lenti – silenzio -
il tuo mondo di sotto, notturno

da un balcone al sole
provo a immaginare
calli allagate, stivali da pescatore
qualcosa più in là

mi farei portare da te
a trovare la magia
le caviglie nell’acqua
e i tuoi occhi davanti.

 

@ gianni montieri – inediti

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Marco Annicchiarico – e poco più lontano – ed. Lietocolle

by Gianni Montieri on mag.03, 2010, under Poesia

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Ho conosciuto Marco Annicchiarico e le sue poesie qualche mese fa, due incontri importanti. Cose che dureranno. Le poesie di questa raccolta “e poco più lontano” mi sono piaciute da subito. Se dovessi sintetizzare in uno slogan la poetica di Marco userei urla sommesse (leggendo qui forse riderà).
Urla sommesse perché? Perché Annicchiarico quando scrive, che sia protesta, denuncia, dolore, amore; quando ci racconta in versi arriva dritto al punto, ogni volta. E ci scuote, ci fa pensare, ci riporta avanti e indietro nella nostra storia, nei nostri tumulti che siano interiori o esteriori. Ogni volta lo fa, come se ti parlasse a bassa voce, ti appoggiasse una mano sul polso e ti dicesse: ascoltami. Senza alzare la voce ma con più forza di tanti inutili strilli.
C’è musica nella vita di Marco Annicchiarico, sua grande passione. La si sente nei versi, nel suono e nella scelta delle parole:
“Le case che affacciano sulla ferrovia, d’inverno hanno
tutte la stessa facciata di gesso e di vento”

da “le case d’inverno” pag. 26

Nulla mi pare superfluo nelle poesie di Marco Annicchiarico, non c’è l’enfasi eccessiva (sempre rischiosa) di cui non ha bisogno e che è da lui molto lontana. Questi versi, mi pare, ci conducano all’essenza delle cose, alla loro importanza senza strafare, senza annoiare mai.

Qui sotto alcuni testi tratti dal libro

1)

Sedici Marzo Settantotto

Quattro lettere il nome
e quattro il cognome.
Anche la città,
teatro della vicenda,
sempre e solo quattro lettere.
Solo il destino non più
da pace a inferno.
Nella strada cinque corpi
quattro avieri, una donna
e quattro falchi.
Nove i comunicati
e tante le verità
nascosta la più vera.
E fra tanti segreti
ancora il destino
a cambiare
quelle quattro lettere
da vita, a morte.

2)

Hanno detto

Hanno detto che il tempo non ci trova
mai fermi nello stesso punto. Sempre
in movimento, quasi fosse solo
un divenire di passi a noi ignoti.
Hanno detto che tutto passa e se
per caso ci troviamo ad aspettare
un gesto, questo gesto non sarà.
Mio padre, ingrato, lo sapeva bene.
Il giorno in cui lo fucilarono ero
in prima fila. Aspettò un mio segno
forse il perdono. Invece uscì un sorriso
e lui capì. Non chiese parole
chiuse gli occhi e con un semplice sogno,
in una sola lacrima, capì il mio odiare.

3)

Nella carne

Nella mia carne
si muove lenta, gira
il dito nella piega.
No, non vuole svelare
cosa manca a essere
guarito ora e per sempre.
Il verso è un gesto
che non riesce, che resta
fra le braccia e se dorme
il sonno è girato
dalla parte sbagliata
quella della tua carne.

4)

Piazza Monte Titano

Milano sotto il sole
è l’asfalto che scotta,
che si disegna d’orme
sul marciapiede, mentre la strada
porta fuori città e non lascia traccia.
Alle spalle c’è sempre qualcuno
che segue, qualcuno che odia pedalare
in salita e ti guarda distratto.
Io continuo a camminare dritto,
sfidando la stanchezza delle ombre.
Tu sorridi, e sai già
di quelle storie che non posso raccontare,
nelle mani una bottiglia di Porto
e un indirizzo nuovo,
altri regali in attesa del freddo.

 

@ marco annicchiarico – e poco più lontano – ed. Lietocolle anno 2009

 

@recensione di gianni montieri

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AVREI VOLUTO (in memoria dei morti della Thyssen)

by Gianni Montieri on apr.30, 2010, under Poesia

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Domani è il primo maggio festa del lavoro. Festeggiare e ricordare. Il mio modo per sottolineare l’importanza del lavoro, dei lavoratori e della sicurezza nelle fabbriche e nei cantieri è questo. “Avrei voluto” è una poesia d’amore, sì, scritta pochi giorni dopo il rogo terribile, l’omicidio degli operai della Thyssen. La propongo per la prima volta sul blog. E’ una poesia d’amore per ricordare. Buon 1° maggio a tutti.

 

 

Avrei voluto

Io poi
avrei voluto scrivere qualcosa
sui ragazzi di Torino
saper descrivere le facce

essere dentro le parole
fra i rumori delle macchine:
(La tredicesima in arrivo
la piccola è cresciuta
il natale è per loro…
fa un caldo boia qui dentro
si schiatta….)

avrei voluto vederli arrivare
alla fine del turno
sporchi e pieni di fatica
trascinarsi alla fermata
sorridere sulla soglia
- faccio la doccia e arrivo –
- ti aspetto amore mio

ti aspetto – .

 

@gianni montieri 2008

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Antonella Facchinelli – poesie

by Gianni Montieri on apr.13, 2010, under Poesia

bebel plaz berlino

 

 

 

 

ospite Antonella Facchinelli e le sue poesie

 

E’ una nuvola davanti alla luna che protegge gli occhi

E a cosa pensi? Ma niente, solo a questo buco nel cuore
che fa passare l’aria e fa volare tutto a destra e a manca.
Ma passa anche la luce che squarcia il petto
e polline ed api s’infilano, fanno calore sul pericardio.

E noi? Noi qui, a reggerci un poco le ali
a cucirci le schiene per non cadere di naso
a dirci che abbiamo proprio indovinato tutto
e non perdiamo più la voce a chiamarci.

 


Prato

Sublime
il verso nascosto nella zolla
il polline raccolto
da una scia di lumaca, una nuvola
impigliata tra i rami

(Vuol entrare il verde
muove le gambe, le braccia
incontra la pazienza di uno stelo)

accosto l’orecchio ed ascolto
sul filo d’erba
la direzione del caos.

 

Divento vento

Ora mi affido a te
senza puntelli precari
né comode poltrone in prima fila.
Sarò quel che di vero so
una parola troppo schietta
un dolce profilo in ombra
che fende l’aria, confonde
il mio silenzio.

Starò diritta in piedi spinta dal vento
e quale sarà la direzione
avrò sempre la vela pronta
il timone saldo nel pugno
un sogno caldo e un posto
da dove ripartire.

 


Tutto bene

Amo il tuo passo lento ed infantile
sugli alti ciuffi d’erba, lungo i fossi.
Il tuo giardino spoglio d’ogni misura
le rondini dal petto bianco sopra
le voci dell’acqua, i fili elettrici.

Lenta in silenzio ogni parola
scivola sul mio corpo
al centro delle ali fortifica ogni fibra.
E chiudo gli occhi
ritrovo il sole mentre qui piove, però
va tutto bene.

 

Prima del sonno

Ho un libro sotto alla gamba del letto
pareggia le sere sghembe
quelle che affondano sui cuscini
e soffiano sul viso
la fragile armonia del buio.

Ho un sonno senza profilo, piatto
il risveglio è sempre allineato.
silenzi e segreti spianano
le pieghe delle coperte
e in questa calma piatta trafugo
l’onesto incedere del giorno.

 


Datemi poche ore

Datemi, datemi solo poche ore
voglio guardare voglio nominare,
toccare e infine credere
che se mi stanco gli occhi
sopra le pietre battute o sopra
un vago vapore d’alba e di rugiada,
se mi stordisco all’urlo
della ginestra in fioritura
risento sbocciare, sento rovistare
quel rapido fluir di sangue e creta
impetuoso, m’ancor di più disarginato
dal clivo di questa condanna.

Rotola su quest’amore così sgargiante
l’accumulo di vita, il sonno strozzato
offeso d’avide radici senza tronco
e lascia dentro me in carne accesa
mille lune riflesse, gli spazi agitati
d’un cielo che cammina.

 

@inediti di antonella facchinelli

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