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Marco Aragno – Zugunruhe

by Gianni Montieri on gen.25, 2010, under Poesia

berlino

 

 

 

 

 

Vi propongo in lettura alcune poesie di Marco Aragno, un ragazzo giovanissimo, che viene da dove vengo io. Marco è già bravo ma migliorerà ancora, lo so.
Le poesie sono tratte da una raccolta inedita Zugunruhe. Buona lettura

Dalla sezione “at home”

 

Forse la nostra casa è al riparo
in questo tempo, ora che alla finestra
ritrovo i corsi e le strade di sempre:

Tu hai appena finito di suonare
mi guardi dal divano, nel salone.
In qualche pozza del cortile
già si riposa il rosa della sera
E gli ultimi passanti s’allontanano.

 

*

Da “millimetri luce”

Millimetri luce

Mi riempie allo stesso modo quel gesto
che ti fa chiara come le fontane
quando trasali nel vano della stanza
al suono della mia voce.
Ma ora non so dietro quale sonno
mi starai ad aspettare, se il grido
che lanciavo ha scampato gli anni
sino alle porte di questo mattino.
So solo che dalle persiane
rompono i primi picchi del giorno
E tu mi sei ancora accanto
Tu che non ti svegli, dormi in silenzio
dentro quella notte che non conosco.

 

*

Idem

Ma la luce, l’abbaglio improvviso
di una soglia mattutina sul pavimento
lucido della casa mentre eri
distratto, quasi svagato dal mondo.
E’ la stessa, appena
velata dall’ombra degli alberi
di questo parco, la stessa che rimanda
il tuo sorriso dalla bocca
al ciondolo che sfiori
tra due dita, come per la mania
di averti con poco, di tenermi nascosto,
in silenzio, dalle nubi del tuo viso.

 

*

Per questo siamo stati, per non perdere
il vizio di ricordare,
per dare i nostri nomi alle strade
mettere gli infissi alle porte
quando s’oscura il cielo sulle case

Eppure questa mattina traspare
con un chiarore di cellula
sulla nostra vita.
Ogni volto si riapre
con la stessa pace – esula
nel colore atteso. Tu mi guardi
trascorsa da questo tempo
E ti accendi nella forma di sempre.

Dietro le cose nulla agita il vento,
solo la luce traversa le nostre mani.

 

Dalla sezione” Zungruhe”

 

Zugunruhe

Solo da qui, da questa parte
voglio ripassare sul marciapiede
qui dove tra due palazzine
si rischiara il giallo dei platani
e pare quasi di tenerti nel tempo.
Tremano i nomi, Julie
quelli che senti in una piazza
in un chiosco con i giornali
lasciati su un tavolino all’aperto.
Si resta soli la sera
quando intorno si fa la città
e si scrollano i piccioni dai rami.

 

*

Certo sarebbe più bello saperti
dietro l’angolo della strada
al tavolino di un vecchio caffè.

Invece capiti in un abbaglio
acceso al finestrino
di un vecchio tram, di notte
quando somigli al vento
che soffia tra le rogge, sulle colline.

Forse per tenerti fuori dal tempo
così, ad un passo dal niente.

 

Dalla sezione “illusioni notturne”

 

*

Non invecchia nel sonno
il pensiero di venirti a cercare.
Stanotte la strada è bufera:
prima del giorno, qui non finirà.
Ma se dopo il silenzio
il rosso del melograno riaffiora
al portone della tua casa
saprai quali convogli dal confine
trasalivano le ronde notturne
quali tracce ostinavano
il cacciatore ai bordi del buio.

 

*

Vorrei portarti come porto
una mano tra gli occhi
per fare il mondo meno lontano.
Ma stasera la nebbia tarda
ad asciugarsi, a dire chi siamo
dall’altra parte della finestra.
Così ti arrendi a novembre
trascorri il freddo di chi non ha
un po’ di luce su cui tornare.

 

@marco aragno poesie scritte tra il 2006 e il 2009

 

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