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16 lug

turnover

aurora-dali

C’è un prurito di notte nelle case
affacciate di bimbi e dietro il fuoco
delle donne si spegne sulla cena.
L’indomani al mattino come sempre
fischierà il carro eterno dei gelati
mentre il tempo si svela solamente
con qualcuno che manca e qualcun altro
che fa fila al suo posto nell’attesa
di un’altra estate calda, un’altra sera
da grattare le stelle. Sempre quelle.

14 mag

Incipit

miro-lemeraviglie

Ho lasciato un geco
alle spalle bianco
sul muro bianco
della primitiva convinzione
che basti mimetizzarsi
per non essere cacciati.

caffe_silvestro_lega

E pensare che siamo state
sulla punta dello stesso
coltello strappate
dalla nota bruna del dolore
e ho sentito la lacrima
sfasciarsi sulle parole
friandomi la voce
Mentre adesso borbotti
alzheimer di sentimenti
stonati e asciutti
ricopiati in brutta
sugli spartiti usati
E il caffè sa di vent’anni
tostati sotto il culo

26 apr

Query

nottestellata

Adesso che ho finito con i numeri
selezionato record e creato
una finestra facile alla vita
lo vedo chiaramente questo sole
che cuoce da miliardi di carcasse
misura temporale per la quale
siamo già merda prima di crepare
e l’unica ragione che ci vive
è avere deodoranti in santità.
Però mi resta sempre una parola
una parola appesa sul dolore
ventiquattr’ore a pena di cerotto
menù a tendina in cerca della notte
che buia luce delle stelle esplose
come noi.

2 mar

Accumuli

dali_premonizione_guerra_civile
*

 
 

Ho collezioni d’ossa nella bocca
perché non sputo mai dove ho mangiato
forse è per questo che non sento più
e ho messo i denti in cassa integrazione
nessuno ha scioperato a dire il vero
tranne il canino destro che è rimasto
con tutto quel frastuono sta impazzendo
vuole l’eutanasia per celibato.
Mi scrivono che fuori le campane
sbocciano la mattina col sorriso
sono sempre occupate come me
fra sposi funerali e santi uscenti
si deve amare il vento come viene
e dondolare via con dignità
possibilmente ben vestiti e in tono
con le stagioni in corso haute couture.
È il mestiere dei vivi defecare
continuamente i giorni e poi morire.

 
 
* Salvador Dalì, premonition of civil war 1936

Magritte René : Les liaisons dangereuses

(Magritte: Les liaisons dangereuses)



 
 
 
Due cingoli di tempo sulla faccia
intersecati al vertice del poi
saremo un inviolabile futuro
necropoli di noi senza presente.

*

Ho spiattellato tutto stamattina
al confessore delle buone azioni
almeno tre per giorno buona media
per aprire i tombini dell’inferno.

*

Mi ha chiesto Gianni dove ho mai la testa
se ho messo su la pasta e ho aperto il gas
gli ho detto sono scesa stamattina
ho fatto un piano e poi sono caduta.

*

E non sembra che mai smetta la pioggia
così banale in verso e così spessa
da chiedersi il perché di tanta acqua
a un micron dal deserto e non si beve.

*

La sedia ha un’anca storta e il mal di schiena
ma c’è sempre qualcuno che la siede
è parte della scienza il tornaconto
se dice che il forzare fa la storia.

*

Ci hanno insegnato i numeri e i prodotti
quando eravamo cuccioli ma io
dovevo essere al bagno perché mai
ho saputo contare su qualcuno

*

e nel moltiplicarmi devo avere
fatto casino con qualcosa sempre
se alla prova del nove c’era solo
sangue e dolore e un punto sulla scheda
dei crediti che non esigerò.

*

È un fatto molto sopravvalutato
quello del sole dopo la tempesta
se poi di retrogusto hai un melanoma
bella abbronzata sì ma nella fossa.

*

Gianni mi chiede se ho comprato il pane
perché se hai quello buono sei felice
dice lui che altrimenti come può
sparare che chi mangia fa molliche.

*

Ho smesso di fumare per bontà
mi piace regalare alla mia morte
qualche attimo in più di sazietà
un paio d’etti e sale quanto basta.

*

Io che mi ostino a dirmi noi da sempre
come se fosse certo che avanziamo
sulle parole fratte e decomposte
sui secoli filati mano in mano

*

ho creduto ai mattoni e ho messo calce
alla gabbia di sempre al segno meno
sottrazione di me voce segnata
necropoli di me senza presente.

*
*

Piove sulle camicie stese male
forse non sono come tamerici
ma dice Gianni e sempre lui ha ragione
che non saprà che mettersi domani.

28 gen

Spartito

impressione3kand
*

In questo suono rauco di trachea
ho affogato la voce e nel torrente
hanno cantato gli anni sulle pietre

e non è più, e non è più il dolore
che infervora le dita e intorno agli occhi
sono incise le rughe e non il pianto

ma non è già, ma non è già la nota
bassa che inchioda il limite del male
e non è già il silenzio e il segno certo

è più un crocicchio d’ossa, un seme, un fiore
aperto su un inferno postdatato,
il debito di un morto e se riscuoto

mi trovo erede e pure creditore
ancora senza fiato, ancora a un braccio
dal segno della croce andate in pace.

Intanto io passeggio sugli altari
vuoti e riciclo ancora le stagioni,
il vomere scolpisce e avanza lento

solca parole, brulica la pelle
e stride nuovi salmi e li dissona
sul pubblico squarciato, sulle mani.

 
 
 
 
 
*Vasilij Kandinskij
Impressione 3 (Concerto) (1911).

8 nov

Waterproof

Picasso-nudo-blu

 
Ci si sveglia di buio
vita da pochi soldi waterproof
colata dentro l’occhio e sui cuscini
che sono sempre due e non sai se sia
la cervicale storta oppure il vuoto
di un’altra testa accanto da evitare

E lo spazio non manca per le gambe
che poi quando è mattina sono forti
e un passo poi due passi e il terzo è troppo
sulle strade franate solo fiori
per le opere di bene torno dopo
tanto di tempo qui ne scorre a mari

Soltanto la tv fa l’occhio rosso
e si ama sempre per corrispondenza
foto d’annata con il rimmel giusto
mentre la pioggia ticchetta dentro casa
e nell’armadio scappano le scarpe
tacchi su tacchi potevi ballare

[potevi]

Rimane sveglio solo l’imperfetto
di fogli quasi pieni e appartamenti
quasi per due e quasi sto vivendo
quasi cammino quasi cresco un figlio
quasi poeta quasi quasi è amore

qua si muore.

Mi si strozza di gioia la mattina
sveglia in questo sensato non amore,
pane nel microonde e niente fumo
ché vivere fa male, fa morire.
I passi sono grigi e ben posati
non si muove una foglia se respiro,
non cade, figuriamoci parlare,
discutere del vento, fare amore,
ché vivere fa male, fa morire
e ho imparato il perfetto navigare
fra il mio letto, la doccia e la cucina,
ogni tanto si punta verso il nord
ma si sa che è per finta, per tornare
ché vivere fa male, fa morire.

Ma la scure che scende con le gocce
quando piove o nel bagno o nel sudore
è che quando si scalza fuori il cuore
non c’è acqua che cade che sia pianto.

 
(dalla raccolta Gea)

27 ott

Braille

vecchio_chitarrista_cieco_picasso
 
Da punto a punto ho sempre visto sabbia
che cade e giri la clessidra e torna
con l’ombra di un granello su un granello
fissa in un’eco infissa dentro un’eco

Oggi che ho gli occhi spenti e sento il vuoto
del tempo che rivendica il suo buio
mi so che è vita quando in eco d’ombra
risuona cosa a nome punto a punto

dippiù?