turnover

C’è un prurito di notte nelle case
affacciate di bimbi e dietro il fuoco
delle donne si spegne sulla cena.
L’indomani al mattino come sempre
fischierà il carro eterno dei gelati
mentre il tempo si svela solamente
con qualcuno che manca e qualcun altro
che fa fila al suo posto nell’attesa
di un’altra estate calda, un’altra sera
da grattare le stelle. Sempre quelle.
Incipit

Ho lasciato un geco
alle spalle bianco
sul muro bianco
della primitiva convinzione
che basti mimetizzarsi
per non essere cacciati.
disan(n)nimare

E pensare che siamo state
sulla punta dello stesso
coltello strappate
dalla nota bruna del dolore
e ho sentito la lacrima
sfasciarsi sulle parole
friandomi la voce
Mentre adesso borbotti
alzheimer di sentimenti
stonati e asciutti
ricopiati in brutta
sugli spartiti usati
E il caffè sa di vent’anni
tostati sotto il culo
Query

Adesso che ho finito con i numeri
selezionato record e creato
una finestra facile alla vita
lo vedo chiaramente questo sole
che cuoce da miliardi di carcasse
misura temporale per la quale
siamo già merda prima di crepare
e l’unica ragione che ci vive
è avere deodoranti in santità.
Però mi resta sempre una parola
una parola appesa sul dolore
ventiquattr’ore a pena di cerotto
menù a tendina in cerca della notte
che buia luce delle stelle esplose
come noi.
Accumuli

*
Ho collezioni d’ossa nella bocca
perché non sputo mai dove ho mangiato
forse è per questo che non sento più
e ho messo i denti in cassa integrazione
nessuno ha scioperato a dire il vero
tranne il canino destro che è rimasto
con tutto quel frastuono sta impazzendo
vuole l’eutanasia per celibato.
Mi scrivono che fuori le campane
sbocciano la mattina col sorriso
sono sempre occupate come me
fra sposi funerali e santi uscenti
si deve amare il vento come viene
e dondolare via con dignità
possibilmente ben vestiti e in tono
con le stagioni in corso haute couture.
È il mestiere dei vivi defecare
continuamente i giorni e poi morire.
* Salvador Dalì, premonition of civil war 1936
Questione di persone

(Magritte: Les liaisons dangereuses)
Due cingoli di tempo sulla faccia
intersecati al vertice del poi
saremo un inviolabile futuro
necropoli di noi senza presente.
*
Ho spiattellato tutto stamattina
al confessore delle buone azioni
almeno tre per giorno buona media
per aprire i tombini dell’inferno.
*
Mi ha chiesto Gianni dove ho mai la testa
se ho messo su la pasta e ho aperto il gas
gli ho detto sono scesa stamattina
ho fatto un piano e poi sono caduta.
*
E non sembra che mai smetta la pioggia
così banale in verso e così spessa
da chiedersi il perché di tanta acqua
a un micron dal deserto e non si beve.
*
La sedia ha un’anca storta e il mal di schiena
ma c’è sempre qualcuno che la siede
è parte della scienza il tornaconto
se dice che il forzare fa la storia.
*
Ci hanno insegnato i numeri e i prodotti
quando eravamo cuccioli ma io
dovevo essere al bagno perché mai
ho saputo contare su qualcuno
*
e nel moltiplicarmi devo avere
fatto casino con qualcosa sempre
se alla prova del nove c’era solo
sangue e dolore e un punto sulla scheda
dei crediti che non esigerò.
*
È un fatto molto sopravvalutato
quello del sole dopo la tempesta
se poi di retrogusto hai un melanoma
bella abbronzata sì ma nella fossa.
*
Gianni mi chiede se ho comprato il pane
perché se hai quello buono sei felice
dice lui che altrimenti come può
sparare che chi mangia fa molliche.
*
Ho smesso di fumare per bontà
mi piace regalare alla mia morte
qualche attimo in più di sazietà
un paio d’etti e sale quanto basta.
*
Io che mi ostino a dirmi noi da sempre
come se fosse certo che avanziamo
sulle parole fratte e decomposte
sui secoli filati mano in mano
*
ho creduto ai mattoni e ho messo calce
alla gabbia di sempre al segno meno
sottrazione di me voce segnata
necropoli di me senza presente.
*
*
Piove sulle camicie stese male
forse non sono come tamerici
ma dice Gianni e sempre lui ha ragione
che non saprà che mettersi domani.
Spartito

*
In questo suono rauco di trachea
ho affogato la voce e nel torrente
hanno cantato gli anni sulle pietre
e non è più, e non è più il dolore
che infervora le dita e intorno agli occhi
sono incise le rughe e non il pianto
ma non è già, ma non è già la nota
bassa che inchioda il limite del male
e non è già il silenzio e il segno certo
è più un crocicchio d’ossa, un seme, un fiore
aperto su un inferno postdatato,
il debito di un morto e se riscuoto
mi trovo erede e pure creditore
ancora senza fiato, ancora a un braccio
dal segno della croce andate in pace.
Intanto io passeggio sugli altari
vuoti e riciclo ancora le stagioni,
il vomere scolpisce e avanza lento
solca parole, brulica la pelle
e stride nuovi salmi e li dissona
sul pubblico squarciato, sulle mani.
*Vasilij Kandinskij
Impressione 3 (Concerto) (1911).
Waterproof

Ci si sveglia di buio
vita da pochi soldi waterproof
colata dentro l’occhio e sui cuscini
che sono sempre due e non sai se sia
la cervicale storta oppure il vuoto
di un’altra testa accanto da evitare
E lo spazio non manca per le gambe
che poi quando è mattina sono forti
e un passo poi due passi e il terzo è troppo
sulle strade franate solo fiori
per le opere di bene torno dopo
tanto di tempo qui ne scorre a mari
Soltanto la tv fa l’occhio rosso
e si ama sempre per corrispondenza
foto d’annata con il rimmel giusto
mentre la pioggia ticchetta dentro casa
e nell’armadio scappano le scarpe
tacchi su tacchi potevi ballare
[potevi]
Rimane sveglio solo l’imperfetto
di fogli quasi pieni e appartamenti
quasi per due e quasi sto vivendo
quasi cammino quasi cresco un figlio
quasi poeta quasi quasi è amore
qua si muore.
Mi si strozza di gioia la mattina
sveglia in questo sensato non amore,
pane nel microonde e niente fumo
ché vivere fa male, fa morire.
I passi sono grigi e ben posati
non si muove una foglia se respiro,
non cade, figuriamoci parlare,
discutere del vento, fare amore,
ché vivere fa male, fa morire
e ho imparato il perfetto navigare
fra il mio letto, la doccia e la cucina,
ogni tanto si punta verso il nord
ma si sa che è per finta, per tornare
ché vivere fa male, fa morire.
Ma la scure che scende con le gocce
quando piove o nel bagno o nel sudore
è che quando si scalza fuori il cuore
non c’è acqua che cade che sia pianto.
(dalla raccolta Gea)
Braille

Da punto a punto ho sempre visto sabbia
che cade e giri la clessidra e torna
con l’ombra di un granello su un granello
fissa in un’eco infissa dentro un’eco
Oggi che ho gli occhi spenti e sento il vuoto
del tempo che rivendica il suo buio
mi so che è vita quando in eco d’ombra
risuona cosa a nome punto a punto

-LibrAria-Rivista di arte e letteratura contemporanea






