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Archivio per agosto, 2009

 
Ho da scaldare tante piccole cose
per amarti bene,
risalire con la macchina i curvoni
addestrare il tempo della frizione
come dicevi tu: o vivi o muori,
che poi si riparte col vento sui lobi.
Restituirmi al mare
nella domenica asciutta e rossa
lì dove ti piaceva inventarmi
le ossa, le curvature della bocca
o un nome che mi hai dato, così
nella tua mente.

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Prendo in prestito le parole di Raimondo Venturiello per definire gli elementi essenziali della sua poetica:
È un “poiein” consapevole, ancor più da apprezzare in rapporto alla giovane età dell’Autrice, che non è mai appagata e si autoinstilla il dubbio di riuscire al meglio nell’opera di traghettare in dimensioni spazio-temporali, con la rudimentale parola, adeguati indizi dell’insondabile aspaziale e atemporale in cui vuole e sa di avventurarsi. Ansie e dubbi vengono fronteggiati da un istinto poetico che mantiene costantemente in “stand by” il proprio radar, pronto ad una gnosi di per sé sempre nuova.

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Nota biografica:
Anna Ruotolo è nata il 23 ottobre 1985 a Maddaloni, in provincia di Caserta.
Si è diplomata al liceo classico “G. Bruno” e frequenta la facoltà di Giurisprudenza presso la Seconda Università degli Studi di Napoli di Santa Maria Capua Vetere (CE)
Ha vinto il premio speciale del presidente al concorso internazionale giovanile “Ut pictura poesis” (2007/2008) indetto dall’associazione culturale romana L’Espressione Latina d’Italia.
Finalista al concorso nazionale di poesia “Il Fiore” (2008), è inserita nell’antologia del premio omonimo con la poesia “La luna è diversa”.
Per la sua opera, ha ricevuto una menzione d’onore al primo premio internazionale di poesia “Piero Alinari” (2009).
Suoi inediti sono apparsi sulla rivista “Poesia” di Crocetti nel numero di luglio/agosto 2009.

Sito web: www.anna-ruotolo.com
LibrAria: Book-autori

29 ago

Angels storm



Versione recitata da Rossana Carturan

è tutto un ancheggiare nero
di alberi stanotte dentro il vento
e capelli
sugli occhi
disordinati scampoli di sbagli
-ho perso una partita di preghiere
lanciata in folle parto di parole-
e sulle ciglia stritola la sabbia
deserti di radici e sottoboschi
lamponi di dolore e muschi in colla
-non muovo i piedi e il ghibli mi randagia
sferza carezze e sibila la strada –

il giorno ha sempre i nomi controllati
da brezze illusioniste e gli indirizzi
stampati sulle buste e i francobolli
-persino-
la notte sa la posta di ritorno
timbro respinto e lava di tempesta
muove le dune e urla la pietà

-domani non saprò come ti chiami
né se per un istante almeno osasti
un nome-

29 ago

Stardust

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Costruisco una stella, io, che c’è di male?
Che solo Dio possa farlo, dite?
Che abbia egli l’esclusiva della luce, del calore, della diversa visione del raggio ad allontanarsi e ad avvicinarsi?
E tu, tu che prendi ora e pesi questa polvere, polvere di stelle, e dall’altro lato della bilancia metti la spada affilata della ragione e dici che no, che non basta, che non è stella che nascerà, che non è luce e calore, tu non guardi l’amore, ché non ha peso sulla tua bilancia truccata dalla rassegnazione all’umano mendicare sostituti di luce.
Io costruisco una stella, io, con le punte, cinque, affilate più della tua spada e con un calore che brucerà i rami secchi su cui vuoi ardermi per avere osato la speranza.
Io costruisco una stella, io, con gli occhi di quella bambina, sì, quella che avete bruciato al rogo perché era strega, solo perché prendeva la polvere fra le mani e la colorava dei vostri pensieri.
Io costruisco una stella, io, con il naso dell’uomo lebbroso, quello venuto dal mare, dove le stelle lasciano l’impronta del proprio senso, quella che non ha bisogno di pelle e di ossa per scolpirsi addosso.
Io costruisco una stella, io, con la bocca della donna che ho baciato ieri, quella che sputava il sangue delle vostre torture perché contava le stelle del firmamento e numerava dio.
Io costruisco una stella, io, con il fiato del mio amore, quello che brucia di alcol il vostro odio travestito da fede per cui l’albero si fa legno da ardere sotto l’uomo e non ombra al riposo.

Io costruisco una stella, io, la figlia che non ho.
Che c’è di male?

(Scritta per un “Mercoledì Saramago” – laboratorio di Rossana Carturan)

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avvolti gli occhi in semisonno
semisenno
senza senso

è notte fuori
placida e muta
mentre dentro
solopigra

il cane inganna la sua noia
a colpi lenti di lingua
meticoloso leccarsi
caldirritante

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lap
lap
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[schiocco di goccia
non c'è verso che taccia]

mi s’attorce a spirale il pensiero
dentro l’ansa di contratti da cambiare
morosità
da risanare

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lap
lap
lap

lap

[schiocco di goccia
non c'è verso che taccia]

multiforme l’aria condensata
in coperte raggruma

ed io giaccio
(forse taccio)

gattonando
fino al prossimo orizzonte

[schiocco di goccia
non c'è verso che taccia]

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lap
lap
lap

lap

la
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27 ago

Palinsesto

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Sono sempre stata qui
fra due spine di dita
come un eterno mozzicone
che non sai più la marca
però mi piace il sole
-questo lo so-
e le antenne sui tetti
che figliano come foglie
e chiamano il futuro
in differita ogni sera
ore venti e qualcosa
-qualche volta in replica-
ma mi piace guardarlo
retrò
fra le macchie di pelle
e i capelli di stoppa

che mi incendio ogni vita
come fosse la prima.

dippiù?