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Cadono i tetti di Natale

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Cadono i tetti di Natale
per segnare la strada ai magi
che portano i soliti doni:
una fatica morta di ieri
un pacco di tesi scadute
un orologio che va
troppo veloce per fermare
la corsa ai secondi futuri.

Ho un mito da smentire stamattina:
lo splendore dell’erba che spalmato
sul napalm della vita ti protegge.
Ho tre piaghe sul petto e due sul culo
perché se corri o stai seduto varia
soltanto la vergogna di mostrare
dove la verità ha colpito per tracciare
la giusta strada, la giusta direzione.

Del resto non ho giustificazioni:
in una sala piena di feriti
commiserarsi è da esibizionisti.
È meglio star seduti a tavolino
giocare a dama e dire alla tivvù
che siamo stati fortunati in fondo
a cadere in differita, che così
ci hanno montato un video niente male
controfigura inclusa per mostrare
l’eroica resistenza dell’umano
unto di provvida sventura a chili.

Se poi teniamo conto che in cucina
sforniamo insalatiere d’acqua santa
caduta in direttissima dal cielo,
ci piacerà parlar dell’acque svelte
ridenti dalle fonti benedette
- soprattutto ridenti – e zampillanti
di pura sfiga e pure ben vedente
che si dà con premura e dedizione.
Ma nel buco insondabile di un cielo
casalingo si ciondola un brillante
avvenire di stelle. E se poi piove
apriremo due ombrelli, uno per me
e uno per chi ha fatto il maleficio:
che un fulmine dia luce alla sua fede
mentre io tengo le code alle comete.

»

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