<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Lun_e_storte &#187; Gianni Montieri</title>
	<atom:link href="http://inlibraria.com/patriciapanebianco/category/gianni-montieri/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://inlibraria.com/patriciapanebianco</link>
	<description>Patricia Panebianco - Spazio di lettura e scrittura</description>
	<lastBuildDate>Fri, 16 Jul 2010 12:13:20 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.5</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Gianni Montieri: &#8220;ridurre&#8221; a Poesia</title>
		<link>http://inlibraria.com/patriciapanebianco/2009/10/25/gianni-montieri-ridurre-a-poesia/</link>
		<comments>http://inlibraria.com/patriciapanebianco/2009/10/25/gianni-montieri-ridurre-a-poesia/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 01:16:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gianni Montieri]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://inlibraria.com/patriciapanebianco/?p=508</guid>
		<description><![CDATA[
&#160;
Giugliano, 104 metri sul livello del mare
Avessimo avuto una collina
comunque una maggior pendenza
ad impedirci l’idea del mare
la vista su altre possibilità
invece una campagna sterminata
accumulo di scorie, di abusi disumani
il nostro compito era stare attenti
alle mele, voltarle di tanto in tanto
affinché non si guastassero, marcissero
molti campanili, uno per ricorrenza
troppi santi, crepe nell’asfalto
lungo il corso principale
vecchie conoscenze: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://librariaonline.altervista.org/patriciapanebianco/wp-content/uploads/2009/10/hopper_edward.jpg" alt="hopper_edward" title="hopper_edward" width="385" height="279" class="alignnone size-full wp-image-516" /><br />
<br />&nbsp;<br />
<strong>Giugliano, 104 metri sul livello del mare</strong></p>
<p>Avessimo avuto una collina<br />
comunque una maggior pendenza<br />
ad impedirci l’idea del mare<br />
la vista su altre possibilità</p>
<p>invece una campagna sterminata<br />
accumulo di scorie, di abusi disumani<br />
il nostro compito era stare attenti<br />
alle mele, voltarle di tanto in tanto<br />
affinché non si guastassero, marcissero</p>
<p>molti campanili, uno per ricorrenza<br />
troppi santi, crepe nell’asfalto<br />
lungo il corso principale<br />
vecchie conoscenze: immobili</p>
<p>ho questi luoghi a far da conta<br />
il tempo inesorabile, la cronaca<br />
nessuna traccia, transito<br />
nelle pagine di storia.<br />
<br />&nbsp;<br />
<strong>Economia domestica</strong></p>
<p>La vita in uno ha meno metri<br />
spazi angusti e un ordine necessario<br />
mobili irrisolti, già vissuti da altri </p>
<p>tre modelli di pentole:<br />
tutte buone per lo stesso coperchio<br />
a mantenere la cottura<br />
la moka per tradizione </p>
<p>ci si organizza, si adatta il respiro<br />
il battito regolato al minimo<br />
e si alza il volume dello stereo.<br />
<br />&nbsp;<br />	<br />
<strong>Vento</strong> </p>
<p>Non hanno destino queste prue<br />
appoggiate ai lati del palco<br />
questo mare, al momento,<br />
da non solcare</p>
<p>l’uomo in barba bianca e occhiali<br />
ha la voce bassa, d’altra timidezza<br />
non è uno da applausi, inchini</p>
<p>sarà il vento del porto<br />
ma quel che dice arriva dritto<br />
lettera dopo lettera: conforta</p>
<p>noi stiamo seduti, non andiamo<br />
contiamo nelle nostre storie da un minuto<br />
ancorati ad un canto fuori tempo.<br />
<br />&nbsp;<br />
<em>(ad Antonio Moresco)</em><br />
<br />&nbsp;<br />
<strong>Avanzi</strong></p>
<p>Il gesto dell’apparecchiare possiede grazia<br />
così come la mano che chiede alla rosa<br />
di non sentir paura mentre l’altra pota<br />
è un rituale, una funzione<br />
non c’è spavento dentro l’abitudine<br />
conoscere l’azione successiva induce calma<br />
riporre il libro sulla stessa traccia di scaffale<br />
annusare il caffè prima di berlo lo certifica </p>
<p>la casa non sta nelle pareti colorate<br />
ma nelle mani dove la testa appoggia<br />
quando duole per la gravità del giorno<br />
-per il troppo vento-<br />
<br />&nbsp;<br />
<strong>Matematica applicata</strong></p>
<p> Ho messo il naso sull’orlo di un buco nero<br />
i piedi piantati in schegge di vetro<br />
un ricordo dolente</p>
<p>provo a scomporre:<br />
tolgo i pezzi ad uno ad uno<br />
dal bordo al centro<br />
in cerca del contrasto<br />
del giorno fuori posto</p>
<p>Matteo conosce i logaritmi<br />
mi farà  un codice d’ingresso<br />
e un altro per l’uscita<br />
un denominatore, uno spiraglio</p>
<p>nell’attesa indietreggio un metro<br />
chiudo gli occhi, respiro piano<br />
e questo è il limite.<br />
<br />&nbsp;<br />
<strong>South Bank</strong></p>
<p>Sto sulla riva sud<br />
non sapendo fare altrimenti<br />
mi tengo a sinistra tutta Londra<br />
il resto dentro</p>
<p>la Tate mi copre le spalle<br />
dalle panchine si contano passaggi<br />
scorrimenti di fiume<br />
sto fermo<br />
trattenuto su ogni sponda<br />
da svariati mai risolti<br />
contrattempi.<br />
<br />&nbsp;<br />
<strong>Effetti personali</strong></p>
<p>L’armadio a poco a poco<br />
dall’alto in basso<br />
camicie jeans pullover<br />
(mi darai una mano)</p>
<p>i cassetti in fretta ma con cura<br />
una parvenza di rigore<br />
i libri, tutti quanti i cd</p>
<p>ieri ho mangiato uno yogurt<br />
prima che scadesse<br />
l’ultima comparsa delle chiavi<br />
sul piano di lavoro là in cucina</p>
<p>i passi all’indietro per non voltarsi<br />
come l’albero in giardino mesi fa<br />
non abbiamo retto<br />
la fine segnata ben prima della soglia.<br />
<br />&nbsp;<br />
________________</p>
<div align="justify">
Gianni Montieri è nato a Giugliano 38 anni fa.<br />
Per presentarlo preferisco usare le sue stesse parole, che sono anche alla base della sua poetica:<br />
“Una cosa che faccio è scrivere. Poesie e racconti. Non da molti anni per la verità, cioè questa cosa della scrittura l’ho sempre avuta in testa ma ho cominciato, anzi ho deciso, a prenderla seriamente più o meno quattro anni fa. Ad un certo punto mi sembrava mi mancasse qualcosa, credo. Un mattina, in metropolitana, un tizio si scaccolava. Un essere veramente lurido ma anche divertente, mi è sembrato che raccontarlo fosse il minimo. Fare in modo che quello scaccolarsi con perizia non andasse sprecato, è andata così.”</p>
<p>È proprio per questa visione della poesia come espressione artistica di una realtà spesso invadente, a volte gioiosa, molte volte alienante e dolorosa, che si riflette sulle scelte stilistiche di Gianni: l’Io si manifesta già in modo prepotente nella scelta dell’inquadratura e, quindi, deve tirarsi indietro nelle scelte sintattiche e lessicali, deve abbandonare l’iper-aggettivazione e giungere ad una struttura essenziale, una rete nelle cui maglie si possa intrecciare l’Io del lettore e rimanerne per sempre impigliato, catturato, protagonista e partecipe. Allo stesso tempo, in questa riduzione matematica della realtà a schema, non soltanto si crea un ponte fra scrittore e lettore, ma la realtà stessa diventa “leggibile” attraverso un codice che la rende meno straniante, che la sgancia dal tempo, dal luogo, dalla stessa inquadratura soggettiva e la rende esperienza comune. Il dolore diventa nostalgia, nel senso “sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare” (Milan Kundera, L’ignoranza) e si colloca intorno al poeta e al lettore e non più dentro, così come il mare intorno alla terra, con tutta la sua carica di possibilità fuori dal tempo e dallo spazio, eppure più forte della stessa terra, dello stesso tempo, dello stesso spazio.<br />
Per questo motivo la “riduzione” effettuata da Gianni sulla struttura del testo non ha come effetto collaterale la perdita del potere evocativo della Parola, che resta simbolo e metafora insieme, che si fa ponte fra diverse dimensioni.<br />
È tutto qui:<br />
“il nostro compito era stare attenti<br />
alle mele, voltarle di tanto in tanto”,<br />
e tutti noi ci ritroviamo in quel “nostro”, tutti noi eravamo lì, tutti noi siamo ancora lì.
</p></div>
<p>______________<br />
<a href="http://inassenzadimetri.inlibraria.com" target="_blank">Inassenzadimetri &#8211; il blog di Gianni Montieri</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://inlibraria.com/patriciapanebianco/2009/10/25/gianni-montieri-ridurre-a-poesia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
