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	<title>Lun_e_storte &#187; poesia</title>
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	<description>Patricia Panebianco - Spazio di lettura e scrittura</description>
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		<title>disan(n)nimare</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 09:03:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Patricia Panebianco]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[
E pensare che siamo state
sulla punta dello stesso
coltello strappate
dalla nota bruna del dolore
e ho sentito la lacrima
sfasciarsi sulle parole
friandomi la voce
Mentre adesso borbotti
alzheimer di sentimenti
stonati e asciutti
ricopiati in brutta
sugli spartiti usati
E il caffè sa di vent’anni
tostati sotto il culo
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://librariaonline.altervista.org/patriciapanebianco/wp-content/uploads/2010/05/caffe_silvestro_lega.jpg" alt="caffe_silvestro_lega" title="caffe_silvestro_lega" width="470" height="383" class="alignnone size-full wp-image-551" /></p>
<p>E pensare che siamo state<br />
sulla punta dello stesso<br />
coltello strappate<br />
dalla nota bruna del dolore<br />
e ho sentito la lacrima<br />
sfasciarsi sulle parole<br />
friandomi la voce<br />
Mentre adesso borbotti<br />
alzheimer di sentimenti<br />
stonati e asciutti<br />
ricopiati in brutta<br />
sugli spartiti usati<br />
E il caffè sa di vent’anni<br />
tostati sotto il culo</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Query</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 10:49:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Patricia Panebianco]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Adesso che ho finito con i numeri
selezionato record e creato
una finestra facile alla vita
lo vedo chiaramente questo sole
che cuoce da miliardi di carcasse
misura temporale per la quale
siamo già merda prima di crepare
e l’unica ragione che ci vive
è avere deodoranti in santità.
Però mi resta sempre una parola
una parola appesa sul dolore
ventiquattr’ore a pena di cerotto
menù a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://librariaonline.altervista.org/patriciapanebianco/wp-content/uploads/2010/04/nottestellata.gif" alt="nottestellata" title="nottestellata" width="400" height="319" class="alignnone size-full wp-image-548" /></p>
<p>Adesso che ho finito con i numeri<br />
selezionato record e creato<br />
una finestra facile alla vita<br />
lo vedo chiaramente questo sole<br />
che cuoce da miliardi di carcasse<br />
misura temporale per la quale<br />
siamo già merda prima di crepare<br />
e l’unica ragione che ci vive<br />
è avere deodoranti in santità.<br />
Però mi resta sempre una parola<br />
una parola appesa sul dolore<br />
ventiquattr’ore a pena di cerotto<br />
menù a tendina in cerca della notte<br />
che buia luce delle stelle esplose<br />
come noi.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Accumuli</title>
		<link>http://inlibraria.com/patriciapanebianco/2010/03/02/accumuli/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 16:18:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Patricia Panebianco]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[
*
&#160;&#160;
Ho collezioni d’ossa nella bocca
perché non sputo mai dove ho mangiato
forse è per questo che non sento più
e ho messo i denti in cassa integrazione
nessuno ha scioperato a dire il vero
tranne il canino destro che è rimasto
con tutto quel frastuono sta impazzendo
vuole l’eutanasia per celibato.
Mi scrivono che fuori le campane
sbocciano la mattina col sorriso
sono sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://librariaonline.altervista.org/patriciapanebianco/wp-content/uploads/2010/03/dali_premonizione_guerra_civile.jpg" alt="dali_premonizione_guerra_civile" title="dali_premonizione_guerra_civile" width="391" height="400" class="alignnone size-full wp-image-545" /><br />
<i>*</i><br />
<br />&nbsp;<br />&nbsp;</p>
<p>Ho collezioni d’ossa nella bocca<br />
perché non sputo mai dove ho mangiato<br />
forse è per questo che non sento più<br />
e ho messo i denti in cassa integrazione<br />
nessuno ha scioperato a dire il vero<br />
tranne il canino destro che è rimasto<br />
con tutto quel frastuono sta impazzendo<br />
vuole l’eutanasia per celibato.<br />
Mi scrivono che fuori le campane<br />
sbocciano la mattina col sorriso<br />
sono sempre occupate come me<br />
fra sposi funerali e santi uscenti<br />
si deve amare il vento come viene<br />
e dondolare via con dignità<br />
possibilmente ben vestiti e in tono<br />
con le stagioni in corso haute couture.<br />
È il mestiere dei vivi defecare<br />
continuamente i giorni e poi morire.</p>
<p>&nbsp;<br />&nbsp;<br />
<i>* Salvador Dalì, premonition of civil war 1936</i></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Questione di persone</title>
		<link>http://inlibraria.com/patriciapanebianco/2010/02/14/questione-di-persone/</link>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 12:09:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Patricia Panebianco]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;&#160;&#160;
Due cingoli di tempo sulla faccia
intersecati al vertice del poi
saremo un inviolabile futuro
necropoli di noi senza presente.
*
Ho spiattellato tutto stamattina
al confessore delle buone azioni
almeno tre per giorno buona media
per aprire i tombini dell’inferno.
*
Mi ha chiesto Gianni dove ho mai la testa
se ho messo su la pasta e ho aperto il gas
gli ho detto sono scesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_540" class="wp-caption alignnone" style="width: 301px"><img src="http://librariaonline.altervista.org/patriciapanebianco/wp-content/uploads/2010/02/magritte-1936-liaisons-dangereuses.jpg" alt="Magritte René : Les liaisons dangereuses" title="magritte-1936-liaisons-dangereuses" width="291" height="400" class="size-full wp-image-540" /><p class="wp-caption-text">(<i>Magritte: Les liaisons dangereuses</i>)</p></div><br />
<br />&nbsp;<br />&nbsp;<br />&nbsp;<br />
Due cingoli di tempo sulla faccia<br />
intersecati al vertice del poi<br />
saremo un inviolabile futuro<br />
necropoli di noi senza presente.</p>
<p>*</p>
<p>Ho spiattellato tutto stamattina<br />
al confessore delle buone azioni<br />
almeno tre per giorno buona media<br />
per aprire i tombini dell’inferno.</p>
<p>*</p>
<p>Mi ha chiesto Gianni dove ho mai la testa<br />
se ho messo su la pasta e ho aperto il gas<br />
gli ho detto sono scesa stamattina<br />
ho fatto un piano e poi sono caduta.</p>
<p>*</p>
<p>E non sembra che mai smetta la pioggia<br />
così banale in verso e così spessa<br />
da chiedersi il perché di tanta acqua<br />
a un micron dal deserto e non si beve.</p>
<p>*</p>
<p>La sedia ha un’anca storta e il mal di schiena<br />
ma c’è sempre qualcuno che la siede<br />
è parte della scienza il tornaconto<br />
se dice che il forzare fa la storia.</p>
<p>*</p>
<p>Ci hanno insegnato i numeri e i prodotti<br />
quando eravamo cuccioli ma io<br />
dovevo essere al bagno perché mai<br />
ho saputo contare su qualcuno</p>
<p>*</p>
<p>e nel moltiplicarmi devo avere<br />
fatto casino con qualcosa sempre<br />
se alla prova del nove c’era solo<br />
sangue e dolore e un punto sulla scheda<br />
dei crediti che non esigerò.</p>
<p>*</p>
<p>È un fatto molto sopravvalutato<br />
quello del sole dopo la tempesta<br />
se poi di retrogusto hai un melanoma<br />
bella abbronzata sì ma nella fossa.</p>
<p>*</p>
<p>Gianni mi chiede se ho comprato il pane<br />
perché se hai quello buono sei felice<br />
dice lui che altrimenti come può<br />
sparare che chi mangia fa molliche.</p>
<p>*</p>
<p>Ho smesso di fumare per bontà<br />
mi piace regalare alla mia morte<br />
qualche attimo in più di sazietà<br />
un paio d’etti e sale quanto basta.</p>
<p>*</p>
<p>Io che mi ostino a dirmi noi da sempre<br />
come se fosse certo che avanziamo<br />
sulle parole fratte e decomposte<br />
sui secoli filati mano in mano</p>
<p>*</p>
<p>ho creduto ai mattoni e ho messo calce<br />
alla gabbia di sempre al segno meno<br />
sottrazione di me voce segnata<br />
necropoli di me senza presente.</p>
<p>*<br />
*</p>
<p>Piove sulle camicie stese male<br />
forse non sono come tamerici<br />
ma dice Gianni e sempre lui ha ragione<br />
che non saprà che mettersi domani.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Illiquida (poesia e video)</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 15:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Patricia Panebianco]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[videopoesia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Mi si strozza di gioia la mattina
sveglia in questo sensato non amore,
pane nel microonde e niente fumo
ché vivere fa male, fa morire.
I passi sono grigi e ben posati
non si muove una foglia se respiro,
non cade, figuriamoci parlare,
discutere del vento, fare amore,
ché vivere fa male, fa morire
e ho imparato il perfetto navigare
fra il mio letto, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/wJsIyuAQDXw&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/wJsIyuAQDXw&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Mi si strozza di gioia la mattina<br />
sveglia in questo sensato non amore,<br />
pane nel microonde e niente fumo<br />
ché vivere fa male, fa morire.<br />
I passi sono grigi e ben posati<br />
non si muove una foglia se respiro,<br />
non cade, figuriamoci parlare,<br />
discutere del vento, fare amore,<br />
ché vivere fa male, fa morire<br />
e ho imparato il perfetto navigare<br />
fra il mio letto, la doccia e la cucina,<br />
ogni tanto si punta verso il nord<br />
ma si sa che è per finta, per tornare<br />
ché vivere fa male, fa morire.</p>
<p>Ma la scure che scende con le gocce<br />
quando piove o nel bagno o nel sudore<br />
è che quando si scalza fuori il cuore<br />
non c&#8217;è acqua che cade che sia pianto.<br />
<br />&nbsp;<br />
(dalla raccolta <em>Gea</em>)</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Braille</title>
		<link>http://inlibraria.com/patriciapanebianco/2009/10/27/braille/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 18:26:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Patricia Panebianco]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;
Da punto a punto ho sempre visto sabbia
che cade e giri la clessidra e torna
con l’ombra di un granello su un granello
fissa in un’eco infissa dentro un’eco
Oggi che ho gli occhi spenti e sento il vuoto
del tempo che rivendica il suo buio
mi so che è vita quando in eco d’ombra
risuona cosa a nome punto a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://librariaonline.altervista.org/patriciapanebianco/wp-content/uploads/2009/10/vecchio_chitarrista_cieco_picasso.jpg" alt="vecchio_chitarrista_cieco_picasso" title="vecchio_chitarrista_cieco_picasso" width="274" height="405" class="alignnone size-full wp-image-523" /><br />&nbsp;<br />
Da punto a punto ho sempre visto sabbia<br />
che cade e giri la clessidra e torna<br />
con l’ombra di un granello su un granello<br />
fissa in un’eco infissa dentro un’eco</p>
<p>Oggi che ho gli occhi spenti e sento il vuoto<br />
del tempo che rivendica il suo buio<br />
mi so che è vita quando in eco d’ombra<br />
risuona cosa a nome punto a punto</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://inlibraria.com/patriciapanebianco/2009/10/27/braille/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Gianni Montieri: &#8220;ridurre&#8221; a Poesia</title>
		<link>http://inlibraria.com/patriciapanebianco/2009/10/25/gianni-montieri-ridurre-a-poesia/</link>
		<comments>http://inlibraria.com/patriciapanebianco/2009/10/25/gianni-montieri-ridurre-a-poesia/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 01:16:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gianni Montieri]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[
&#160;
Giugliano, 104 metri sul livello del mare
Avessimo avuto una collina
comunque una maggior pendenza
ad impedirci l’idea del mare
la vista su altre possibilità
invece una campagna sterminata
accumulo di scorie, di abusi disumani
il nostro compito era stare attenti
alle mele, voltarle di tanto in tanto
affinché non si guastassero, marcissero
molti campanili, uno per ricorrenza
troppi santi, crepe nell’asfalto
lungo il corso principale
vecchie conoscenze: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://librariaonline.altervista.org/patriciapanebianco/wp-content/uploads/2009/10/hopper_edward.jpg" alt="hopper_edward" title="hopper_edward" width="385" height="279" class="alignnone size-full wp-image-516" /><br />
<br />&nbsp;<br />
<strong>Giugliano, 104 metri sul livello del mare</strong></p>
<p>Avessimo avuto una collina<br />
comunque una maggior pendenza<br />
ad impedirci l’idea del mare<br />
la vista su altre possibilità</p>
<p>invece una campagna sterminata<br />
accumulo di scorie, di abusi disumani<br />
il nostro compito era stare attenti<br />
alle mele, voltarle di tanto in tanto<br />
affinché non si guastassero, marcissero</p>
<p>molti campanili, uno per ricorrenza<br />
troppi santi, crepe nell’asfalto<br />
lungo il corso principale<br />
vecchie conoscenze: immobili</p>
<p>ho questi luoghi a far da conta<br />
il tempo inesorabile, la cronaca<br />
nessuna traccia, transito<br />
nelle pagine di storia.<br />
<br />&nbsp;<br />
<strong>Economia domestica</strong></p>
<p>La vita in uno ha meno metri<br />
spazi angusti e un ordine necessario<br />
mobili irrisolti, già vissuti da altri </p>
<p>tre modelli di pentole:<br />
tutte buone per lo stesso coperchio<br />
a mantenere la cottura<br />
la moka per tradizione </p>
<p>ci si organizza, si adatta il respiro<br />
il battito regolato al minimo<br />
e si alza il volume dello stereo.<br />
<br />&nbsp;<br />	<br />
<strong>Vento</strong> </p>
<p>Non hanno destino queste prue<br />
appoggiate ai lati del palco<br />
questo mare, al momento,<br />
da non solcare</p>
<p>l’uomo in barba bianca e occhiali<br />
ha la voce bassa, d’altra timidezza<br />
non è uno da applausi, inchini</p>
<p>sarà il vento del porto<br />
ma quel che dice arriva dritto<br />
lettera dopo lettera: conforta</p>
<p>noi stiamo seduti, non andiamo<br />
contiamo nelle nostre storie da un minuto<br />
ancorati ad un canto fuori tempo.<br />
<br />&nbsp;<br />
<em>(ad Antonio Moresco)</em><br />
<br />&nbsp;<br />
<strong>Avanzi</strong></p>
<p>Il gesto dell’apparecchiare possiede grazia<br />
così come la mano che chiede alla rosa<br />
di non sentir paura mentre l’altra pota<br />
è un rituale, una funzione<br />
non c’è spavento dentro l’abitudine<br />
conoscere l’azione successiva induce calma<br />
riporre il libro sulla stessa traccia di scaffale<br />
annusare il caffè prima di berlo lo certifica </p>
<p>la casa non sta nelle pareti colorate<br />
ma nelle mani dove la testa appoggia<br />
quando duole per la gravità del giorno<br />
-per il troppo vento-<br />
<br />&nbsp;<br />
<strong>Matematica applicata</strong></p>
<p> Ho messo il naso sull’orlo di un buco nero<br />
i piedi piantati in schegge di vetro<br />
un ricordo dolente</p>
<p>provo a scomporre:<br />
tolgo i pezzi ad uno ad uno<br />
dal bordo al centro<br />
in cerca del contrasto<br />
del giorno fuori posto</p>
<p>Matteo conosce i logaritmi<br />
mi farà  un codice d’ingresso<br />
e un altro per l’uscita<br />
un denominatore, uno spiraglio</p>
<p>nell’attesa indietreggio un metro<br />
chiudo gli occhi, respiro piano<br />
e questo è il limite.<br />
<br />&nbsp;<br />
<strong>South Bank</strong></p>
<p>Sto sulla riva sud<br />
non sapendo fare altrimenti<br />
mi tengo a sinistra tutta Londra<br />
il resto dentro</p>
<p>la Tate mi copre le spalle<br />
dalle panchine si contano passaggi<br />
scorrimenti di fiume<br />
sto fermo<br />
trattenuto su ogni sponda<br />
da svariati mai risolti<br />
contrattempi.<br />
<br />&nbsp;<br />
<strong>Effetti personali</strong></p>
<p>L’armadio a poco a poco<br />
dall’alto in basso<br />
camicie jeans pullover<br />
(mi darai una mano)</p>
<p>i cassetti in fretta ma con cura<br />
una parvenza di rigore<br />
i libri, tutti quanti i cd</p>
<p>ieri ho mangiato uno yogurt<br />
prima che scadesse<br />
l’ultima comparsa delle chiavi<br />
sul piano di lavoro là in cucina</p>
<p>i passi all’indietro per non voltarsi<br />
come l’albero in giardino mesi fa<br />
non abbiamo retto<br />
la fine segnata ben prima della soglia.<br />
<br />&nbsp;<br />
________________</p>
<div align="justify">
Gianni Montieri è nato a Giugliano 38 anni fa.<br />
Per presentarlo preferisco usare le sue stesse parole, che sono anche alla base della sua poetica:<br />
“Una cosa che faccio è scrivere. Poesie e racconti. Non da molti anni per la verità, cioè questa cosa della scrittura l’ho sempre avuta in testa ma ho cominciato, anzi ho deciso, a prenderla seriamente più o meno quattro anni fa. Ad un certo punto mi sembrava mi mancasse qualcosa, credo. Un mattina, in metropolitana, un tizio si scaccolava. Un essere veramente lurido ma anche divertente, mi è sembrato che raccontarlo fosse il minimo. Fare in modo che quello scaccolarsi con perizia non andasse sprecato, è andata così.”</p>
<p>È proprio per questa visione della poesia come espressione artistica di una realtà spesso invadente, a volte gioiosa, molte volte alienante e dolorosa, che si riflette sulle scelte stilistiche di Gianni: l’Io si manifesta già in modo prepotente nella scelta dell’inquadratura e, quindi, deve tirarsi indietro nelle scelte sintattiche e lessicali, deve abbandonare l’iper-aggettivazione e giungere ad una struttura essenziale, una rete nelle cui maglie si possa intrecciare l’Io del lettore e rimanerne per sempre impigliato, catturato, protagonista e partecipe. Allo stesso tempo, in questa riduzione matematica della realtà a schema, non soltanto si crea un ponte fra scrittore e lettore, ma la realtà stessa diventa “leggibile” attraverso un codice che la rende meno straniante, che la sgancia dal tempo, dal luogo, dalla stessa inquadratura soggettiva e la rende esperienza comune. Il dolore diventa nostalgia, nel senso “sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare” (Milan Kundera, L’ignoranza) e si colloca intorno al poeta e al lettore e non più dentro, così come il mare intorno alla terra, con tutta la sua carica di possibilità fuori dal tempo e dallo spazio, eppure più forte della stessa terra, dello stesso tempo, dello stesso spazio.<br />
Per questo motivo la “riduzione” effettuata da Gianni sulla struttura del testo non ha come effetto collaterale la perdita del potere evocativo della Parola, che resta simbolo e metafora insieme, che si fa ponte fra diverse dimensioni.<br />
È tutto qui:<br />
“il nostro compito era stare attenti<br />
alle mele, voltarle di tanto in tanto”,<br />
e tutti noi ci ritroviamo in quel “nostro”, tutti noi eravamo lì, tutti noi siamo ancora lì.
</p></div>
<p>______________<br />
<a href="http://inassenzadimetri.inlibraria.com" target="_blank">Inassenzadimetri &#8211; il blog di Gianni Montieri</a></p>
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		<title>Di dolore non parlo (poesia e video)</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 23:17:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Patricia Panebianco]]></category>
		<category><![CDATA[lun_e_storte]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[videopoesia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Di dolore non parlo.
Di dolore taccio.
Ché dovrei scucirmi labbra
ricamate di parole
negate.
Ché dovrei dire
di foto appese con spilli a palpebre
sempre aperte
affacciate su passati
e futuri incertamente uguali
e dei tre lampi di faro intermittenti
che mi ricordano eternamente
di non dormire.
Ché dovrei narrare
di strade percorse e molliche
seminate
a segnare ritorni
che mai torneranno
e di vetri sotto i piedi a sanguinare
e di narici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ifdR66My0_w&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ifdR66My0_w&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Di dolore non parlo.<br />
Di dolore taccio.</p>
<p>Ché dovrei scucirmi labbra<br />
ricamate di parole<br />
negate.</p>
<p>Ché dovrei dire<br />
di foto appese con spilli a palpebre<br />
sempre aperte<br />
affacciate su passati<br />
e futuri incertamente uguali<br />
e dei tre lampi di faro intermittenti<br />
che mi ricordano eternamente<br />
di non dormire.</p>
<p>Ché dovrei narrare<br />
di strade percorse e molliche<br />
seminate<br />
a segnare ritorni<br />
che mai torneranno<br />
e di vetri sotto i piedi a sanguinare<br />
e di narici confuse da odori iniettati<br />
nell’anima a soffocare.</p>
<p>Di dolore taccio.<br />
Di dolore non parlo.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>la Ruota (poesia e video)</title>
		<link>http://inlibraria.com/patriciapanebianco/2009/10/17/la-ruota-poesia-e-video/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 12:31:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Patricia Panebianco]]></category>
		<category><![CDATA[lun_e_storte]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[videopoesia]]></category>

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		<description><![CDATA[(Pagina 105 di Lun_e_storte
interpretazione di Francesca Pellegrino)

madre mi fu Parola e padre il Segno
dispotici ed astiosi e maledetti
bisbigli di segreti e di promesse
e ho disperato anni ad ogni fiato
leggendo per saperli e per amarli
scrivendo per conoscerne le braccia
ma snocciolavo inutilmente grani
ché la parola non mi rese figlia
come più tardi non mi disse donna
*
ora
*
che ho già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Pagina 105 di Lun_e_storte<br />
interpretazione di Francesca Pellegrino)<br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/tB73DPGQWhU&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/tB73DPGQWhU&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>madre mi fu Parola e padre il Segno<br />
dispotici ed astiosi e maledetti<br />
bisbigli di segreti e di promesse</p>
<p>e ho disperato anni ad ogni fiato<br />
leggendo per saperli e per amarli<br />
scrivendo per conoscerne le braccia</p>
<p>ma snocciolavo inutilmente grani<br />
ché la parola non mi rese figlia<br />
come più tardi non mi disse donna</p>
<p>*</p>
<p>ora</p>
<p>*</p>
<p>che ho già dimenticato e non so come<br />
tele di lettere scarlatte del mio sangue<br />
che da decenni cola e mi fa colla</p>
<p>per ogni segninsetto avvelenato<br />
che si suicida intossicando me<br />
ma mai mi dà la grazia di finirmi</p>
<p>*</p>
<p>ora</p>
<p>*</p>
<p>che di bugie so farne fioco lume<br />
l’orfana e vedova che fui conosco<br />
dilemmi altrui mi nego e muta taccio</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>In vitro</title>
		<link>http://inlibraria.com/patriciapanebianco/2009/10/14/in-vitro/</link>
		<comments>http://inlibraria.com/patriciapanebianco/2009/10/14/in-vitro/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 19:47:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Patricia Panebianco]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[
è dietro i paraventi assolati
di questi vetri sporchi di futuro
evaporato
che annaspano le piante in bottiglia
specie protetta senza paura
dei gialli autunnali
-non può invecchiare chi mai
ha peccato di gioventù-
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://librariaonline.altervista.org/patriciapanebianco/wp-content/uploads/2009/10/piantabottiglia2.jpg" alt="piantabottiglia2" title="piantabottiglia2" width="341" height="397" class="alignnone size-full wp-image-495" /></p>
<p>è dietro i paraventi assolati<br />
di questi vetri sporchi di futuro<br />
evaporato<br />
che annaspano le piante in bottiglia<br />
specie protetta senza paura<br />
dei gialli autunnali<br />
-non può invecchiare chi mai<br />
ha peccato di gioventù-</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://inlibraria.com/patriciapanebianco/2009/10/14/in-vitro/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
	</channel>
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